Piazza del Castelletto ora porta il nome di Luciano Lischi
All’editore è stato intitolato il luogo dove aveva sede la storica tipografia che aveva rilevato dai Nistri
PISA. Pisa ha voluto ricordare Luciano Lischi. L’occasione è stata l’intitolazione all’editore, giornalista, scrittore ed uomo di cultura pisano della piazzetta del Castelletto, dietro Borgo Stretto, dove ha avuto sede la storica tipografia e casa editrice pisana. All’inaugurazione della targa che porta il nome di “Piazzetta Luciano Lischi editore”, ieri mattina, erano presenti la vicesindaco Raffaella Bonsangue, il presidente del consiglio comunale Alessandro Gennai, il presidente del Rotary Club Pisa, Giuseppe Bentivoglio, ed i figli di Lischi, Sandra, Michele e Lucia, oltre a tanti pisani.
«Luciano Lischi – ha detto Bonsangue - mise a disposizione il suo talento, la sua professionalità, il suo amore per la cultura e per il mare a tutta la città e non solo. Il portolano lungo costa, frutto del connubio e dell’amicizia con Mauro Mancini, della loro comune passione per il mare, ha reso possibile per molti viverlo così come lo amava Luciano Lischi che, socio del Club Gorgona, aveva narrato, da fotografo subacqueo, le meraviglie del mare anche sotto la superficie. Un uomo che ha onorato le tradizioni culturali e marinare della nostra città».
La proposta di intitolare la piazzetta a Luciano Lischi era partita anni fa dal Rotary Club Pisa, di cui l’imprenditore fu socio e presidente. Un iter lungo che, ieri mattina, in occasione del suo compleanno (Lischi era nato il 23 aprile 1925), si è coronato. Tutto ebbe inizio con la casa editrice Nistri, fondata a Pisa da Sebastiano Nistri e rilevata nel 1921 dalla famiglia Lischi, originaria di Casciana Terme, dove possedeva già una tipografia. Luciano giunse nel dopoguerra alla guida della storica casa editrice pisana che già era diventata famosa per l’edizione clandestina de “Le mie prigioni” di Silvio Pellico e del commento alla “Divina Commedia” di Francesco di Bartolo da Buti.
Negli anni la tipografia si dedicò alla pubblicazione di opere che segnarono la cultura narrativa italiana come i romanzi di Bassani, Cassola e Dessì, a collane di studi illustri come quella diretta dall’italianista Francesco Flora, in cui videro la luce i bellissimi saggi di Sebastiano Timpanaro, e sulla storia di Pisa il “Forma Pisarum” di Emilio Tolaini. Dopo la chiusura della tipografia, il consistente archivio è stato acquisito dall’Archivio di Stato, mentre gli edifici sono stati acquistati dalla Scuola Normale.
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