Il Tirreno

Pisa

Il virus non colpisce la generosità dei donatori d’organo

Gian Ugo Berti
Giuseppe Bozzi
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Giuseppe Bozzi

Sempre più alti i numeri anche nel nostro territorio. Bozzi: «Continuiamo a essere punto di riferimento in Italia» 

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PISA. La pandemia non ferma la solidarietà della gente: nello scorso anno, donazioni d’organi e tessuti in crescita (20%), trapianti (10%) e in sintonia con questo percorso c’è anche la Toscana. Cifre significative che danno spinta ad un settore dove drammatico rimane il problema delle liste d’attesa (solo la metà dei casi viene risolto ogni anno). Il punto della situazione lo facciamo con Giuseppe Bozzi, già direttore del Centro Regionale Trapianti.

I dati nazionali del 2021 sui trapianti e le donazioni d’organo e tessuti hanno sorpreso l’opinione pubblica perché positivi: dieci per cento per i primi, venti per cento per i secondi. Come esperto della materia, se l’aspettava questi risultati in epoca Covid?

«Non è mai bene essere ottimisti o pessimisti “tout court” anche nei casi in cui la situazione sanitaria del Paese attraversa un periodo di avversità che avrebbe potuto far pensare ad una ricaduta negativa sul sistema di donazione e trapianti. Come tutti i sistemi che si muovono costantemente in situazioni di urgenza e che devono essere pronti a superare difficoltà oggettive ha attivato, immediatamente, tutte le opzioni organizzative e procedurali affinché venissero evitate o limitate, eventuali flessioni nella curva dei donatori e dei trapianti. La generosità dei cittadini che credono fermamente in di solidarietà ed altruismo, in ogni situazione, ha fatto il resto».

La Toscana, prima Regione in Italia per donazioni di organi e tessuti, ha mantenuto tale livello?

«La Regione Toscana ha attivato fin dal primo anno di applicazione della L. 91/99 , un sistema che ha coinvolto le indispensabili strutture sanitarie affinché i valori sociali del gesto del dono non venissero sminuiti o vanificati. È opportuno ricordare che, da sempre, la nostra Regione rappresenta il punto di riferimento nazionale a cui ispirarsi per i singoli miglioramenti».

Sono attualmente in calo, creando invece notevoli difficoltà, le donazioni di sangue. Può spiegare questo andamento inverso?

«Non conosco nel dettaglio il mondo della donazione del sangue che, pur ispirandosi, prima ancora che si parlasse di trapianti, agli stessi valori sociali ed essendo anch’esso un indispensabile presidio “salvavita”, segue percorsi operativi distinti. So, per esperienza, che alcune criticità possono, temporaneamente, incidere in diversa misura sulle singole fasi di un procedimento, anche ben rodato».

Lei ha diretto il Centro Regionale Trapianti della Toscana, ha fatto parte della Consulta nazionale per i trapianti del Cnt ed è stato direttore della sezione di Medicina della Donazione di Organi e Tessuti della Aoup per anni: può ricordare le emozioni quando per la prima volta ha incontrato ” faccia a faccia” i familiari di un potenziale donatore, ai quali fino a poco tempo prima s’era d’ una situazione grave, ma ancora con speranze e, in breve, che le speranze non esistevano più? Cos’è cambiato nel vostro settore, da allora? La gente si dimostra più sensibile al problema?

«Anch’io mi meraviglio, ma ho un ricordo preciso degli incontri con i familiari dei potenziali donatori di organi e di tessuti. Credo che questo accada perché sono stati colloqui con una fortissima carica emotiva e tutti diversi tra loro. Ho avuto modo di verificare come le persone riescano a compiere grandi gesti di solidarietà anche in momenti di criticità emotiva. Tali gesti nobili e d’ altissimo valore morale, sono stati molto utili per riflettere su le tante meschinità in cui siamo immersi quotidianamente. Per finire, non credo proprio che le persone oggi siano diverse rispetto a prima e sicuramente l’organizzazione è molto forte. I cittadini con la loro immutata sensibilità ai valori dominanti si aspettano solo, dalla società e dalle sue istituzioni, che si mantenga un feedback in termini di attenzione e di organizzazione».



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