Il presidio
Un genitore no-vax non ferma il vaccino per il figlio minorenne
Il Tribunale ha accolto la richiesta della mamma e dello stesso ragazzo. Al giudice il 16enne ha detto: «Voglio farlo per la mia salute e quella degli altri»
PISA. Se i genitori non riescono a mettersi d’accordo su cosa è giusto per un figlio a livello sanitario, ci pensa il Tribunale a decidere quello che è meglio per il minore.
Succede che una coppia, da poco ex, abbia opinioni opposte e contrarie sull’utilità del vaccino contro il Covid. Il padre no-vax non vuole far vaccinare il figlio, la mamma sì. E nella disputa genitoriale dice la sua, ascoltato dal giudice, anche il ragazzo, che chiede la copertura vaccinale. Alla fine il Tribunale emette un decreto con il quale «autorizza la somministrazione del vaccino anti Covid al minore, attribuendo a tal fine alla madre la facoltà di accompagnare il figlio in un centro vaccinale ed autorizzandola a sottoscrivere il relativo consenso informato, anche in assenza del consenso del padre».
È la storia di un 16enne, studente delle scuole superiori di Pisa, che, nonostante l’opposizione del papà, potrà vaccinarsi. La madre, assistita dall’avvocata Beatriz Rodriguez Varela, dopo il mancato accordo con il padre di suo figlio si è rivolta al Tribunale per ottenere quello che l’ex coniuge le negava. Il ragazzo ha fatto sentire la sua voce e ha dimostrato di essere un ragazzo molto maturo e consapevole su un tema delicato come quello della salute e dei vaccini. Nella sua deposizione al giudice ha spiegato la volontà di vaccinarsi con argomenti ritenuti fondati: «Vorrei farlo anzitutto per motivi di salute ma anche per tutte le limitazioni che stanno mettendo. Prima andavo a scuola in treno, finché potevo fare il tampone, ora mia madre mi deve accompagnare in macchina tutti i giorni. Non faccio sport perché ho smesso quando è iniziata la pandemia, ma comunque avevo possibilità di stare fuori, trattenermi con i miei amici».
Ha spiegato di essere informato e consapevole dei lievi effetti collaterali, ma ha confermato di voler essere sottoposto comunque al trattamento (come notato anche dal Tribunale) mostrando grande sensibilità anche per le esigenze di salute altrui e non soltanto personali: «Voglio farlo anche per gli altri non solo per me. Penso ad esempio ai miei nonni che vivono proprio sopra di me. Ora non ci vado più regolarmente». Il Tribunale ha ritenuto scarsamente rilevanti sia le motivazioni del padre fondate su convinzioni personali e non suffragate dalla scienza, censurando in particolare le argomentazioni circa l’inefficacia del vaccino sulla variante Omicron. Di contro, il padre ha mosso rilievi essenzialmente di carattere ideologico e fondati sulle proprie convinzioni personali più che su sicuri dati scientifici di segno contrario o su concrete ragioni di tutela della salute del minore. Si legge nella sentenza: «Infatti, non può affermarsi aprioristicamente e senza alcun suffragio scientifico la superfluità della vaccinazione per la popolazione più giovane e, del resto, la decisione di estendere anche a tale fascia di popolazione la vaccinazione evidenzia una valutazione di segno esattamente contrario alla convinzione del resistente». L’avvocata Rodriguez Varela, pisana d’adozione ed esperta in diritto di famiglia, commenta con soddisfazione il risultato: «È stato un grande piacere per me affrontare questo percorso con il ragazzo e sua madre, oltre che una soddisfazione professionale. Il sedicenne ha dimostrato grande maturità e pacatezza nel difendere il diritto a tutelare la propria salute e quella delle persone che lo circondano, oltre a voler vivere un’adolescenza normale, spensierata e sicura nonostante il periodo difficile che stiamo attraversando. Ritengo che questa sentenza costituisca un segnale forte per tutte le famiglie che in questo momento si trovano in situazioni analoghe, e per i ragazzi che devono sapere di avere diritto a fare ascoltare la propria voce sulle scelte più importanti che riguardano la loro vita».
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