Il Tirreno

Pisa

la protesta 

«Diciamo no al potenziamento della base Usa di Camp Darby»

Nilo Di Modica

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PISA. È una “battaglia per la pace” quella che Rifondazione Comunista e Una Città in Comune hanno lanciato ieri mattina di fronte alla base militare di Camp Darby, nelle settimane in cui entrano nel vivo i lavori per il maxiprogetto del nuovo tronco ferroviario di collegamento della piccola stazione di Tombolo con l’Ammunition Storage Area, l’area della base statunitense adibita allo stoccaggio di ordigni e munizioni, uno dei più grandi “magazzini” bellici degli Usa al di fuori dai propri confini.

Un presidio, quello del partito e della lista pisani, nato in nome del pacifismo, ma anche della sicurezza del territorio e dei suoi abitanti, con un appello lanciato alla presenza, oltre che dei militanti cittadini, anche del segretario nazionale di Rifondazione, Maurizio Acerbo, e di quello regionale, Alessandro Favilli.

«Nel 2017 scoprimmo quasi per caso, con un’interrogazione, di questo potenziamento, che il Comune di Pisa, la Provincia e la Regione a guida Pd, insieme al governo Gentiloni, avevano cercato di nascondere – ha detto il segretario provinciale del Prc, Giovanni Bruno –. Una base strategica, snodo fondamentale di una politica di aggressione che espone sempre più il nostro territorio». Progetto che prevede anche la costruzione di un ponte girevole sul canale dei Navicelli, con un ingrandimento del molo esistente che consentirà un traffico stimato in un massimo di due treni al giorno, contro gli stessi a cadenza mensile di oggi.

«Tutto questo naturalmente saltando tutta una serie di procedure a tutela dell’interesse pubblico – dice Tiziana Nadalutti di Ucic –. Il governo italiano non solo si è fatto copromotore di questa operazione, ma ha steso un tappeto rosso agli americani definendola un’“opera destinata alla difesa nazionale” e che per questa ragione “ha l’esonero dal controllo di conformità urbanistica”, in barba a valutazioni di incidenza sulla natura e sul territorio e senza alcuna chiarezza sul piano della sicurezza di due città, Pisa e Livorno, che convivono da decenni con magazzini pieni di ordigni e la presenza di armi nucleari».

«Ogni volta che un convoglio o un aereo pieno di armi parte da qui per l’Africa, il Medio Oriente o l’Ucraina, nuova frontiera di conflitto, il nostro Paese è coinvolto direttamente in uno scontro che agli italiani non porta assolutamente niente, a dispetto di ciò che ci raccontano – hanno concluso Acerbo e Favilli –. Vorremmo avere invece a che fare con un governo che risponde alla crisi con investimenti in sanità, scuola, lavoro, ambiente e che possa produrre i suoi vaccini, non strumenti di morte. Anche per questo serve una mobilitazione di tutte le forze sociali».



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