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Pisa

Novi, il maestro di fischio, torna sul palco: «Sarà una rinascita»

Libero Red Dolce
Novi, il maestro di fischio, torna sul palco: «Sarà una rinascita»

Doppia data al cantiere S. Bernardo di Pisa. Esce il suo “Terzino in fuorigioco”

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PISA. Ci sarebbe da parlare di musica, palchi ed entusiasmo con Tommaso Novi. Sarebbe la procedura giusta, standard, da seguire per parlare con un artista che dopo il lungo stop della pandemia torna a esibirsi su un palco pisano, quello del cantiere San Bernardo, con la doppia data di stasera e domenica.

Si dovrebbe fare così, d’accordo. Però, io, Novi mica l’ho capito. Non per la musica, che c’entra. Su quella c’è poco da dire: cioè, è bella, unica nel panorama italiano. Che aggiungo? Sarebbe come ballare di architettura mettersi a descriverla. Però Novi non l’ho capito. Lui, in “I tuoi vestiti da Cosplay”, dice: «potrei raccontarti la mia prostatite e di come mi passa eliminando frutta e verdura». E questo no, questo non funziona. Per la prostatite ho passato giornate appollaiato sui termosifoni in cerca di calore e conforto, ma non è bastato togliere frutta e verdura. E allora chiedo una consulenza.

Capisco che vorrai parlare del nuovo disco e dei concerti, ma siamo sicuri che senza frutta e verdura è passata?

«Ho fatto due anni di antibiotici per un’idea folle di un dottore che mi ha sbriciolato il fegato. Poi sono andato da un gastroenterologo e mi ha detto: “il problema è l’alimentazione”. E ha funzionato. Poi ti passo il nome.

Sembra una di quelle cose che succedono nelle sue canzoni, in effetti. Ah già, in effetti c’è. Nel nuovo disco ci parla della gastrite da lockdown o abbandoni il cantautorato terapeutico?

«È un disco che è stato lavorato a lungo e che si è portato in palla tutti i casini e disastri di questo periodo. Potrei barare e farti un collegamento a posteriori dicendoti che i brani sono nati con la pandemia. “Ah qua si parla di clausura, ecco che bello il riferimento a quei giorni”. Ma non è così. Sono canzoni apparentemente scollegate, c’è di tutto: elettronica, ballad, piano solo. Io ci vedo delle lettere, scritte a diverse persone».

Si sente Lucio Dalla nei tuoi pezzi. Te lo dicono anche come critica. A me sembra che quella poetica sei tra i pochissimi a omaggiarla senza puzzare di copia.

«Ma così ingrasso trenta chili!».

Stasera alle 21.30 torni sul palco, al cantiere San Bernardo, per presentare il tuo nuovo disco “Terzino Fuorigioco”. E domenica si replica. È in qualche modo un concerto simbolico, anche per Pisa?

«Ho la stessa sensazione. In questi due anni ho fatto concerti con gente distanziata e con quel gelo che ti prende dal palco a vedere le persone distanziate che applaudono timidamente. Per me questo è un ricominciare da capo. E spero possa esserlo per il circuito della musica pisana».

La scena della musica live sta facendo un po’ di fatica a riprendersi. Anche in città.

«È quello che vedo anch’io. Avevamo l’idea che appena riaperto ci saremmo riversati nei locali a rialimentare e dare linfa alla musica dal vivo. Ho visto due o tre concerti a Pisa e ho trovato un pubblico timido. Credo che sia normale, c’è anche da riabituarsi. E io lancio un appello: ragazzi muovetevi, c’è da venire a questo concerto e da venire a questo concerto. Saremo in trio, con i miei musici: Daniele Paoletti e Mirco Capecchi.

Perché “Terzino fuorigioco”?

«Io ero terzino sinistro, ma riuscivo lo stesso a finire in fuorigioco. Questa figura del terzino fuorigioco la rivedo nel me adulto: a volte ci si può sentire fuori gioco anche nel mezzo del cammin. Ed è giusto porsi dei dubbi».

Oggi, con i terzini che attaccano a tutto campo, Novi magari avrebbe potuto essere un giocatore moderno ed efficace. Vabbé, tanto lo avrebbe fermato la prostatite.© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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