Il presidio
Le opposizioni: la giunta faccia gesto riparatore
PISA. «Un’onta per l’intera città». Soprattutto per le motivazioni addotte, che vanno dalla «burocrazia al gruppo che gioca a pallone, per arrivare a una questione da “radical chic”». E sulle quali «chiediamo al sindaco di prendere le distanze da quello che è stato detto. Anche perché al momento di fare questa votazione non c’era». La questione è la richiesta di cancellare l’intitolazione di una via pisana a Giovanni D’Achiardi, geologo e rettore dell’Università di Pisa quando furono firmate le leggi razziali che causarono anche l’espulsione dall’ateneo di docenti e studenti ebrei. A portarla sul tavolo politico una mozione avanzata e sottoscritta da esponenti del Partito democratico, Diritti in comune, Patto Civico e M5S.
Mozione, questa, depositata da mesi e «frutto di recenti studi e approfondimenti sulla figura di D’Achiardi, che poi ha anche dato origine a una petizione che ha raccolto più di 20mila firme in città», dice in conferenza stampa Matteo Trapani, capogruppo Pd e primo firmatario della mozione. Martedì scorso, dopo la deposizione di alcuni emendamenti di Forza Italia, la votazione della mozione “modificata”, con la quale si chiedeva soltanto di riportare la discussione per approfondimenti in commissione. Non più quindi la cancellazione, ma l'istruttoria per una valutazione. «Una mediazione rispetto alla prima», aggiunge Trapani, che però non ha cambiato nulla. La mozione è stata comunque respinta dai consiglieri di Lega e Fratelli d’Italia-Pisa nel cuore (ma non da Forza Italia). E per ora via D’Achiardi resta via D’Achiardi. «Se nell’Università è stata avviata una riflessione su questo tema, il Comune sembra restare indietro», sottolinea Francesco Auletta, capogruppo di Diritti in comune. «Ma sono le motivazioni di chi ha bocciato la mozione che ci lasciano senza parole. Chi – continua – ha definito i promotori della raccolta firme (tra cui Comitato San Rossore 1938, Anpi, Aned) dei “radical chic” strumentalizzati dalle forze politiche in un “antifascismo di facciata”. Chi ritiene invece che sia più importante mantenere il nome per gli abitanti del quartiere che giocano a calcio nel Gruppo D’Achiardi. Può esserci un confronto politico con chi antepone la partita di pallone a questo tema? Poi c’è chi rivendica di aver evitato problemi ai cittadini con la bocciatura. Anteponendo, anche in questo caso, la burocrazia». Tanto più che «nella mozione originaria avevamo inserito la possibilità di trovare le modalità amministrative per aiutare i cittadini in questo senso», sottolinea Trapani.
In ogni caso, aggiunge Antonio Veronese di Patto Civico, «si tratta di un tributo alla Comunità ebraica che a Pisa ha sofferto l’espulsione di 20 docenti e 290 studenti ebrei (per difetto). La responsabilità cade sul rettore dell’ateneo». E nonostante lo stop, «la questione non finisce qui», aggiunge Trapani. «Valuteremo cosa fare in sinergia con le realtà promotrici della petizione. È grave che il sindaco abbia votato tutto, tranne questa mozione».
«Che la giunta faccia un gesto riparatore», conclude Auletta.
Sara Venchiarutti
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