Il presidio
C’è carenza di aule, al liceo Dini scatta l’occupazione degli studenti
Polemiche anche per lo stop al riconoscimento della carriera “alias” a uno studente transessuale
Danilo Renzullo
pisa. Gli appelli sono caduti quasi tutti nel vuoto. I presìdi, le manifestazioni, le proteste sono servite ad accendere un faro, ma non a spingere le istituzioni competenti ad individuare le soluzioni immediate che l'emergenza aule di una parte dei licei pisani necessita. La mobilitazione di studenti, genitori e dirigenti scolastici avviata settimane prima dell'inizio dell'anno scolastico per rivendicare la messa a disposizione degli spazi necessari a garantire la didattica, è sfociata ieri nell'occupazione del liceo Dini. L'eccellenza provinciale dell'istruzione superiore, recentemente “incoronata” anche dall'annuale studio Eduscopio che l'ha posta ai vertici nazionali degli istituti scientifici, è finita nelle “mani” degli studenti, occupata la scorsa notte.
L'obiettivo è accrescere la mobilitazione che ha contraddistinto l'avvio dell'anno scolastico dello scientifico di via Croce, del Carducci e del Buonarroti per rivendicare soluzioni alla carenza di aule che ha costretto i dirigenti scolastici a rivoluzionare spazi e orari per assicurare la didattica.
«Non un gesto simbolico, ma un forte atto di disobbedienza civile che vuole concludersi con conquiste concrete», sottolineano gli occupanti, che hanno raggiunto un primo risultato instaurando un dialogo con il presidente della Provincia Massimiliano Angori, che si è recato nell'istituto occupato. «Un tentativo per avviare una discussione con un ente che invece non cerca il dialogo – accusano gli studenti –. Da due anni poniamo alla Provincia il problema degli spazi e altre criticità che viviamo, ma siamo sempre stati ignorati. E allo stesso modo lo sono state le istituzioni scolastiche che da mesi evidenziano la necessità di trovare soluzioni adeguate alle esigenze dei singoli istituti».
Una protesta evidenziata da uno striscione affisso sulla facciata principale della scuola e da una serie di comunicati agli ingressi che ne spiegano i motivi. «Nella nostra scuola mancano dieci aule – sottolineano gli studenti –. Per far fronte a questo problema è stato deciso di convertire due laboratori e l’aula magna in classi e di variare l’orario ordinario, alternando giorni da sei, cinque e tre ore giornaliere, difficili da sostenere mentalmente e fisicamente e creando notevoli difficoltà agli studenti pendolari».
Un’emergenza, quella della mancanza di aule, approdata ieri anche in prefettura durante il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica. Argomento che sarà nuovamente al centro della discussione durante la seduta di oggi. Una protesta che ruota attorno al problema degli spazi, ma non solo. «Abbiamo bisogno di una scuola diversa, più giusta, più inclusiva – spiegano gli occupanti –. Caratteristiche che non si addicono al liceo Dini di oggi. Ce ne siamo resi conto quando è stata negata l’attivazione della carriera “alias” a un ragazzo transessuale (progetto che prevede un profilo burocratico alternativo e temporaneo che permette di sostituire il nome anagrafico con quello adottato) che non si sentiva totalmente accettato e rispettato dai docenti. Quando è stato chiesto il motivo di questa decisione, la preside ha risposto che la scuola non è pronta e che il progetto potrebbe “turbare la sensibilità di un gruppo di docenti” e che “non rispetta le loro idee”, idee che vanno ad intaccare la libertà e il benessere di alcuni studenti. Solo dopo alcune riflessioni, la dirigente si è dichiarata favorevole al provvedimento, sebbene ritenga necessario un lungo “percorso di sensibilizzazione” dei docenti. Non siamo sicuri se la carriera “alias” verrà avviata e anche in caso positivo sicuramente la vicenda andrà molto per le lunghe, assecondando una forte ingiustizia ed evitando di mettere subito fine a questo disagio».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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