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Alla Sant’Anna la sfida a colpi di gavettoni. Ma i vincitori finiscono sotto accusa per cori omofobi
Pisa, la battaglia tra Università è finita a colpi di polemiche con una parte degli studenti della Normale che accusa un nutrito gruppo di "rivali". «Goliardia trasformata in discriminazione»
PISA. È finita a colpi di polemiche con una parte degli studenti della Normale che accusa un nutrito gruppo di "rivali" della Sant’Anna di aver fatto diventare la goliardia «un momento di discriminazione e oppressione». Nel mirino ci sono infatti alcuni cori omofobi, alzati contro i normalisti, che hanno "rovinato" la serata e la tradizione più autentica.
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E secondo quest’ultima il corteo ha sfilato per le vie cittadine, coi due "eserciti" contendenti che hanno preso posizione. La battaglia a colpi di gavettoni può iniziare. Sono circa 60mila i palloncini pieni d’acqua (da regolamento non più grandi di un pugno) lanciati a mano oppure con catapulte, trabucchi, cannoni e mortai per aumentare la potenza di "fuoco". Sul campo oltre 350 "combattenti" che lo scorso sabato sera si sono affrontati nel piazzale di via Paparelli (poi ripulito) per la tradizionale battaglia di gavettoni tra le due scuole d’eccellenza pisane "rivali", Scuola Sant’Anna e Normale.
E alla fine a uscire vittorioso è la Sant’Anna con la tradizionale foto di rito in piazza dei Cavalieri, di fronte alla sede della storica nemica. Uno scontro goliardico saltato l’anno scorso a causa della pandemia. «Per riprendere questa tradizione - spiega Valerio Cancian della Sant’Anna - abbiamo predisposto, in accordo con le autorità locali, un protocollo sanitario in modo da poter svolgere una battaglia sicura anche da quel punto di vista. Ci sono infatti dei varchi in ingresso con controllo del Green pass e temperatura, igienizzazione delle mani e lista dei partecipanti. Va detto che tutti gli allievi - sottolinea - per risiedere nei collegi devono avere già la certificazione verde, che ha sicuramente rappresentato un elemento di sicurezza in più e ha reso tutto più semplice anche sotto l’aspetto logistico e organizzativo».
E così, due anni dopo l’edizione del 2019, le due squadre tornano a guardarsi negli occhi tra striscioni e cori indirizzati contro gli avversari. Prima dei 28 minuti di battaglia, scanditi in tre tempi, la cerimonia di inizio. Da un lato la scritta Sns (Scuola Normale Superiore) illuminata con il fuoco. Dall’altro la Sant’Anna che ha cercato di spaventare i nemici con la famosa "Haka", la tipica danza neozelandese usata anche dai giocatori di rugby. Insomma, tutto il repertorio scenografico tipico di un appuntamento goliardico che è anche il frutto di mesi di lavoro.
«Queste settimane - racconta Valerio Cancian - sono state piuttosto intense: gli ingegneri della Sant’Anna hanno costruito varie macchine da guerra usando materiali semplici e basilari (assi di legno, viti e bulloni). Oltre ai tre trabucchi, capaci quest’anno di lanciare in contemporanea otto palloncini, abbiamo realizzato due cannoni e altrettanti mortai. Tradizionalmente noi della Sant’Anna attuiamo una strategia più offensiva, basata sull’attacco, e infatti quest’anno abbiamo aumentato la nostra dotazione di gavettoni, da 25mila a 30mila. Questo non vuol dire però che non abbiamo anche noi la nostra linea difensiva, formata da 40 matricole divise in tre plotoni e capaci di formare una testuggine con gli scudi».
Non è da meno la scuola Normale, che oltre alla scenografica testuggine ha dispiegato una macchina con 16 fionde «capace di sganciare tutti i gavettoni nello stesso momento, colpendo in modo pesante un’area ristretta del campo», spiega un allievo della Normale. E non poteva mancare nemmeno il tradizionale fortino per lanciare i gavettoni sull’esercito nemico da una posizione sopraelevata. Rivalità, questa, che costituisce «il coronamento di un processo di integrazione delle matricole all’interno del corpo studentesco delle due scuole d’eccellenza - aggiunge Nicolò Montali della Normale -. Si tratta di un fattore unificante per rafforzare l’aggregazione nel gruppo della Scuola».
Non quindi una semplice battaglia di gavettoni, anche perché questa edizione, dopo l’anno di stop, aveva un sapore speciale. Nonostante ciò, fanno sapere dalla Normale, «la goliardia non può diventare, come è accaduto quest’anno, un momento di discriminazione e oppressione. Finché i cori goliardici erano intesi come una presa in giro leggera sulle materie studiate alle due Scuole, poteva essere divertente. Ma la goliardia non ci va più bene quando diventa omofobia: ci fa tristezza notare che i nostri colleghi e le nostre colleghe di una scuola di eccellenza pensino che sia opportuno incentrare il loro show su cori omofobi».
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