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Gli universitari di via Garibaldi: non possiamo ricevere visite
PISA. Isolati e frustrati per una situazione che dall’inizio della pandemia continua a non trovare risposte certe. Si sentono così gli studenti (circa 45) che abitano nella residenza universitaria di via Garibaldi. Questo perché da più di un anno gli ingressi delle persone esterne agli alloggi sono vietati. In pratica, niente più visite da parte di amici e familiari. Una decisione presa a causa della pandemia, «quando giustamente l’azienda ha chiuso agli esterni, che invece prima potevano entrare entro un determinato orario all’interno della residenza», spiegano alcuni studenti che risiedono in via Garibaldi, negli alloggi forniti dal Dsu, l’azienda regionale per il Diritto allo studio.
«Ora però continuiamo a vivere questo isolamento. Siamo fuori sede e quindi abbiamo i parenti lontani. Una simile assenza di socialità – continuano – ha influito notevolmente anche sul rendimento universitario. E ora la situazione inizia a essere ancora più frustrante visto che si va verso l’inverno e non potremo più ritrovarci all’esterno. Ciò significa non poter studiare in gruppo o dover per forza andare in un locale, aumentando il rischio di contagio, per prendersi un caffè o stare in compagnia. È da settembre, dopo la pausa estiva, che chiediamo di cercare una soluzione, anche se avevamo già cominciato a sollevare la questione in primavera. Ci sentiamo presi in giro. Non abbiamo un no definitivo come risposta, ma l’azienda continua a rimandare. Così siamo arrivati al punto che hanno riaperto pure le discoteche, ma per gli studenti nessuna visita. E si tratta di un’esigenza generalizzata, che riguarda anche altre residenze». Ma questa, avvertono gli studenti, è solo la punta dell’iceberg. Ancora all’inizio della pandemia la residenza è rimasta per quasi due mesi senza internet prima che il problema fosse risolto. Con le relative conseguenze negative in un momento in cui l’università, dalle lezioni agli esami, era interamente online. «Ora invece siamo senza lavatrici da metà ottobre. In teoria il servizio verrà riattivato il 2 novembre prossimo», aggiungono. «La nostra sensazione – concludono – è che non si voglia trovare una soluzione per gli ingressi degli esterni. È un provvedimento a tutela della nostra salute, è vero, ma fino a quando siamo in una situazione emergenziale e il contagio è fuori controllo. L’azienda non ha nemmeno pensato ad una strategia per impedire la chiusura così prolungata delle residenze. Quello che chiediamo è che ci sia un sistema che si adatti all’andamento pandemico. Avere la possibilità di aprire le residenze quando il rischio è basso e di chiuderle se la situazione peggiora. Funziona così per tutti, ma non da noi». E, più in generale, «l’impressione è quella di un’azienda disorganizzata, senza strategie di lungo periodo. È vero che si tratta di gestire tanti studenti e richieste, però non può essere un continuo lottare quando qualcosa non va perché sono lentissimi a prendere le decisioni».
Sara Venchiarutti
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