Sant’Anna, ora il Tar decide se espellere lo studente accusato di stalking
Minacce, insulti, ricatti e schiaffi alla sua ex fidanzata: ma per il Consiglio di Stato, poiché è bravo, deve restare
PISA. L’ha minacciata per mesi. L’ha insultata. Avrebbe anche inscenato un suicidio sulle rive d’Arno e inventato di essere malato di leucemia. Tutto per convincerla a rimettersi insieme. Ma non si è fermato. Ha provato anche a ricattarla: “Stai attenta. Ho certe tue foto intime... le posso diffondere”. Alla fine l’ha aggredita: due schiaffi nella camera del convitto della Scuola superiore Sant’Anna, dove entrambi erano stati ammessi come allievi d’eccellenza. Secondo il Consiglio di Stato, il Senato accademico della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa ha sbagliato il 17 dicembre 2020 a espellere l’allievo che perseguitava la ex fidanzata e compagna di studi. Il Tar della Toscana, invece, si esprimerà nel giro di tre settimane nel merito di questa vicenda che fa interrogare su quanto scuola, università e magistratura siano attrezzate per affrontare i casi di violenza di genere.
L’UDIENZA AL TAR
Il 20 ottobre si è tenuta l’udienza di merito che contrappone un allievo della Scuola Sant’Anna al Senato accademico. La difesa dello studente aveva proposto la ricusazione di uno dei giudici del tribunale amministrativo, ma la richiesta è stata respinta e l’udienza (già rinviata a fine settembre) si è tenuta. La causa, quindi, è stata discussa e “spedita in decisione”. Lo studente ha impugnato sia il provvedimento di espulsione della Scuola S. Anna, sia l’ammonimento del questore di Pisa emesso dopo la segnalazione di atti persecutori da parte della ex fidanzata e collega di studi.
Il pronunciamento dei giudici amministrativi è atteso nel giro di tre settimane, prima dei 45 giorni che avrebbero per depositare la decisione. Questo consentirebbe alla Scuola Sant’Anna di decidere se consentire o meno di diplomarsi a inizio dicembre all’allievo espulso nel 2020 e, poi, riammesso in primavera per ordine del Consiglio di Stato.
Il Consiglio di Stato, infatti, in via cautelare ha annullato l’espulsione e ha anche vietato al Senato accademico di adottare analogo provvedimento nei confronti dello studente, considerandolo «sproporzionato» agli atti che gli vengono imputati. Di conseguenza da primavera lo studente non frequenta le lezioni, ma segue i corsi e aspetta di potersi diplomare.
la tesi dello studente
Il ragazzo, infatti, sostiene, che l’espulsione sia lesiva del suo diritto allo studio: l’Avvocatura dello Stato (che difende la Scuola e la questura), al contrario, ribadisce che l’esclusione dal Sant’Anna non leda alcun diritto dell’allievo. Infatti, il Sant’Anna rilascia agli studenti un titolo prestigioso “aggiuntivo” alla laurea. L’espulsione dalla Scuola superiore non impedisce (e non ha impedito) allo studente di laurearsi in giurisprudenza a Pisa. Gli impedirebbe, però, di presentarsi in Italia come un’eccellenza.
LE ACCUSE DI STALKING
Del resto, per il Senato accademico il diploma non è compatibile con il Codice etico della scuola che non vuole fra i suoi allievi uno studente accusato di atti persecutori.
Il motivo del contendere è proprio questo: lo studente ha un ottimo curriculum, ma è stato accusato di essere uno stalker. Così il 17 dicembre 2020, il Senato accademico del Sant’Anna decide (con 10 voti a favore e 1 astenuto) l’espulsione dell’allievo per aver infranto il Codice etico della scuola a causa di una condotta «di molestia psicologica, fisica e morale... che ha portato all’incapacità per un’allieva di poter svolgere normalmente la sua vita, costringendola a cambiare le proprie abitudini di vita e le ha cagionato un grande e perdurante stato di ansia e paura e di fondato timore per la propria incolumità psico-fisica». A questa conclusione, il Senato accademico arriva dopo un’istruttoria che prevede, fra l’altro, l’audizione dei due allievi, la raccolta di materiale (compresi un audio dell’aggressione fisica, centinaia di messaggi), oltre all’ammonimento del questore di Pisa, emesso dopo che la studentessa si è rivolta alla polizia. Nessuna denuncia contro l’ex fidanzato, ma richiesta di un provvedimento di “protezione”.
gli schiaffi a scuola
La ragazza, infatti, si rivolge alla polizia dopo che il 28 novembre denuncia di essere stata aggredita dallo studente nella camera del convitto del Sant’Anna. Il ragazzo la schiaffeggia e poi scappa. Per l’allieva è il punto di rottura. Anche per la Scuola che viene informata dell’aggressione (e dei precedenti).
Il Senato accademico valuta che la sospensione di tre mesi non sia una sanzione sufficiente per l’allievo. Ma il ragazzo non la pensa allo stesso modo. E impugna il provvedimento. Chiede la sospensiva: non la ottiene al Tar e va al Consiglio di Stato che emette due ordinanze quanto meno contraddittorie.
Il Consiglio di Stato, infatti sostiene che «i fatti posti a fondamento della contestata misura sanzionatoria appaiono di significativa gravità, atteso anche il contesto (collegio a carattere residenziale) nell’ambito del quale hanno avuto origine». Il legale del ragazzo minimizza l’accaduto parlando di una banale lite fra ventenni. E alla fine il Consiglio di Stato conclude che «il provvedimento espulsivo risulta, tuttavia, a un proprio sommario esame proprio della fase cautelare, eccessivamente penalizzante e contrario al principio di proporzionalità, tenuto anche conto del complessivo percorso formativo dello studente, peraltro ormai prossimo alla conclusione».
È BRAVO, NON VA ESPULSO
Insomma, i magistrati sostengono che lo studente non si può espellere perché ha un ottimo curriculum, sdoganando la licenza di essere violenti per gli uomini intelligenti o con qualche talento.
L’Avvocatura dello Stato, in realtà, evidenzia le «condotte violente e minacciose perpetrate per mesi all’interno ed all’esterno della scuola ai danni di un’altra collegiale». Ma soprattutto evidenzia che non «rileva il fatto che lo studente sia meritevole e capace: si vuol forse dire che, se uno è bravo, la Scuola può chiudere un occhio o adottare in trattamento più mite dinnanzi a fatti sconcertanti e intollerabili rispetto a come sarebbe invece affrontato il medesimo caso se coinvolgesse un discente meno brillante? È evidentemente assurdo: il rendimento del ragazzo è elemento del tutto ininfluente».
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