Il presidio
«Un patto locale sulla formazione per andare oltre la crisi»
Alessandra Nardini, assessora regionale a istruzione e lavoro: un tavolo con parti sociali, Camera di Commercio e università
Francesco Loi
PISA. «Un patto locale per la formazione che coinvolga le parti sociali, la Camera di Commercio e magari allargato anche alle istituzioni universitarie». È la proposta di Alessandra Nardini, assessora regionale con deleghe, tra le altre, a istruzione, formazione professionale, università e ricerca, lavoro.
Assessora, la scorsa settimana Regione e ministero del Lavoro hanno firmato un “nuovo patto per l’occupazione in Toscana”: che finalità ha? In cosa consiste?
«È un protocollo d’intesa importantissimo di cui ringrazio il ministro Orlando. Lo sblocco per la Toscana di quasi 54 milioni di euro, residui statali della cassa integrazione in deroga, consente di rafforzare i nostri interventi sul lavoro e l’occupabilità. In questa fase in cui scontiamo gli effetti della crisi economica dovuta alla pandemia e l’attuale incertezza sulla ripresa di alcuni settori, questi strumenti saranno essenziali. Particolare attenzione sarà prestata a giovani, donne e aree di crisi.
Ma con quali azioni?
«Concertazione e dialogo sociale. Puntiamo a finanziare una serie di prestazioni di politica attiva, che definiremo nel dettaglio con la Commissione regionale Tripartita per poi avviare il confronto sui territori su obiettivi che sono definiti nel protocollo: creare nuova occupazione, difendere i livelli occupazionali, ottimizzare la formazione garantendo alle imprese capitale umano riqualificato che permetta loro di compiere passi in avanti in termini di competitività e innovazione, e di affrontare i cambiamenti, dalla transizione ecologica alla sempre maggiore digitalizzazione. Puntiamo inoltre all’implementazione dei patti locali per la formazione, tavoli di concertazione territoriali con cui definire, sulla base dei bisogni formativi, interventi più puntuali possibile. A questo si affianca l’azione di potenziamento dei servizi pubblici per l’impiego in termini di aumento del personale, adeguamento delle sedi e infrastrutture tecnologiche».
Com’è lo stato delle politiche attive in Toscana?
«Sui centri per l’impiego partiamo da un’esperienza solida che però va migliorata, perché in questa fase, anche a fronte dello sblocco dei licenziamenti, risulteranno ancora più strategici. Lo scorso anno hanno usufruito dei Centri per l’impiego 18.517 imprese, sono stati presi in carico 231.793 utenti e sono state erogate 571.394 politiche attive, come formazione professionale, accompagnamento al lavoro, tirocini. I giovani presi in carico con il programma Giovanisì sono stati 107.025 e 92.830 di loro risultano avviati nel mercato del lavoro. Stiamo lavorando a un potenziamento del portale di incrocio domanda e offerta di lavoro per cittadini e imprese, lo presenteremo presto, con significative novità».
Cos’altro serve?
«Uscire dalla stagione della precarietà e accompagnare la transizione del sistema economico attraverso il Pnrr. Donne e giovani hanno pagato un prezzo maggiore perché hanno contratti più precari e meno tutele. Non possiamo accettare che 422 lavoratrici e lavoratori, a cui si aggiungono quelli degli appalti, vengano licenziati da un giorno all’altro con una mail. Quanto accaduto alla Gkn non può passare per libero mercato. Sostengo con forza l’iniziativa Orlando-Todde per un provvedimento che contrasti le delocalizzazioni selvagge. C’è poi il tema delle contraddizioni che sta aprendo la transizione ecologica e digitale in settori tradizionali come l’automotive: penso alla Vitesco, su cui siamo intanto intervenuti in collaborazione con l’Università di Pisa per sostenere il perfezionamento delle competenze di circa 100 tra manager e dirigenti».
La crisi sta moltiplicando le vertenze: qual è la situazione in provincia di Pisa?
«Le vicende Ids, circa 200 dipendenti a Pisa, e Sittel, 180 in Toscana, si sono concluse positivamente. Stiamo seguendo con attenzione la vicenda dei licenziamenti alla Saint-Gobain, la situazione del distretto conciario e dell’area geotermica in Valdicecina. Il mio obiettivo sarebbe promuovere anche in provincia di Pisa, come stiamo facendo in altre zone della Toscana, un patto locale per la formazione che coinvolga parti sociali, Camera di Commercio e magari anche le istituzioni universitarie. Vorremmo così ottimizzare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Ne ho parlato con il presidente della Provincia, Angori, e avvieremo presto il percorso di confronto locale».
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