Finisce a processo il rapinatore che agiva all’uscita delle scuole
pisa. Seduti in fila su una panca, indossano le t-shirt più sobrie e i pantaloni col taglio più classico del loro guardaroba. Facce spaesate, come è normale che siano quelle dei teenager quando si trovano in un luogo poco confortevole per ragazzi di quell’età: un’aula di tribunale.
Sono lì perché dovranno testimoniare in un processo per una serie di rapine che tra il settembre e l’ottobre del 2018 spaventarono genitori e ragazzi a Pisa.
Il rapinatore prendeva di mira sempre ragazzi giovanissimi, agendo in quella sorta di ovale che l’impianto urbano disegna tra piazza Guerrazzi e largo Marinai d’Italia. Una zona ad altra concentrazione di scuole.
In quei giorni si era creata una vera e propria emergenza sociale. Nel giro di un mese furono denunciati almeno sette episodi, praticamente un paio a settimana. Le vittime avevano un profilo preciso: ragazzini adolescenti, non in grado di opporre resistenza e che potevano essere avvicinati senza troppi rischi.
Visto l’allarme sociale che si era creato, i carabinieri concentrano la loro attenzione nell’area da dove arrivavano le denunce. Inizialmente viene individuato come possibile colpevole un uomo di origine straniera, con precedenti, che era stato catturato per una rapina. La sua foto viene sottoposta ad alcune delle vittime delle rapine che però non lo riconoscono. E dunque tocca ricominciare daccapo.
La svolta arriva con un arresto in flagranza di reato da parte della polizia. Catturano Azizi Wassen, 37enne di origine tunisina con precedenti per spaccio, furti e rapine. Anche il suo profilo, per come descritto dalle vittime, pare compatibile. E stavolta il confronto fotografico ha un riscontro positivo.
A tradire l’uomo, tra le altre cose, è una giacca mimetica che aveva indosso in gran parte delle rapine ai ragazzini. La memoria dei ragazzi viene sollecitata da quel dettaglio e tutti riconoscono in Wassen il rapinatore.
E così l’uomo finisce a processo per tutti i reati contestati in quel periodo.
In occasione dell’arresto Wassen avrebbe avvicinato un adolescente con una scusa, chiedendogli che ore fossero, per poi mostrargli il coltello e derubarlo del cellulare; mentre il complice controllava che intorno non ci fossero testimoni. In tribunale dovrà rispondere di altri sei episodi molto simili.
Libero Red Dolce
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