Il presidio
polemica politica
L'ex leghista a Pisa: «Con la moschea tradite le promesse, il sindaco si dimetta»
Il consigliere comunale Manuel Laurora (eletto con la Lega, ora Gruppo Misto) attacca la maggioranza per il sì all'edificio di culto e annuncia di passare all’opposizione
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PISA. «Con il via libera alla costruzione della moschea a Porta a Lucca è stato tradito il programma di mandato. Ora il sindaco Michele Conti si dimetta». Il consigliere comunale Manuel Laurora passa al contrattacco. Eletto da indipendente per le Lega, dopo l’impegno in prima linea contro la moschea, era stato escluso dal gruppo consiliare nel gennaio 2019 per non essersi alzato in consiglio comunale durante il minuto di silenzio in ricordo delle vittime della Shoah. Ora, da appartenente al Gruppo Misto, completa lo strappo e annuncia il passaggio all’opposizione.
«Per la prima volta dal dopoguerra il centrodestra ha avuto l’occasione di vincere le elezioni nel 2018 al ballottaggio grazie a un vero e proprio “referendum” cittadino e un programma amministrativo altrettanto chiaro e limpido: no moschea a Porta a Lucca», dice Laurora ricordando i blitz in città anche di Salvini e Meloni «a metterci la faccia e a “certificare” ciò. E arrivò la storica vittoria». Con Laurora «invitato da più parti a candidarsi al consiglio comunale, soprattutto in qualità di presidente del comitato cittadino Il Popolo decide», che aveva firmato le iniziative di contrasto alla moschea. «Alla fine accolsi la proposta di candidatura della Lega, esclusivamente da indipendente, sia per difendere la questione referendaria promossa dal comitato, sia per rispetto verso le migliaia di cittadini pisani firmatari, facenti parte di varie espressioni politiche, anche dichiaratamente di sinistra».
Di fronte a questo, Laurora dice ora che «mai avrei pensato di dover arrivare a prendere oggi questa decisione, ovvero dover invitare il sindaco Conti a dimettersi per ridare il prima possibile la parola al popolo sovrano, perché mai avrei pensato che proprio chi aveva deciso di candidarsi a sindaco per ridare nuova “luce” alla città, difendere la grande storia di Pisa e sostenere la partecipazione, ovvero, forte del programma di mandato, avrebbe alzato bandiera bianca. E invece proprio sotto questa amministrazione è stato rilasciato il permesso a costruire la nuova grande moschea». Il consigliere comunale prende poi le parole dello scrittore Magdi Cristiano Allam, invitato proprio dalla Lega a Pisa durante la campagna elettorale: «Il sindaco della Lega di Pisa autorizza la costruzione di una grande moschea piegandosi a una sentenza del Tar che interpreta in modo arbitrario l’articolo 8 della Costituzione, ovvero in Italia non dovrebbe esserci neanche una moschea, perché l’islam non è una religione riconosciuta dallo Stato contrastando con l’articolo 8 della Costituzione. A ciò aggiungo, a chi risponde citando l’articolo 19, ovvero relativamente alla libertà di culto, che proprio qui nessuno ha mai privato a qualcuno tale libertà. A Pisa ci sono da anni due luoghi di culto islamici, lo sanno tutti. E a chi pensa, altresì, che una volta costruita la nuova grande moschea chiuderanno gli altri centri islamici, non conosce minimamente la realtà, basta andare a Roma, a Torino, ad esempio, per vedere con i proprio occhi, che dinanzi ad una nuova moschea non hanno di certo poi chiuso i centri islamici autorizzati».
Ora Laurora chiede: «Come mai il sindaco Conti non ha presentato ricorso al Consiglio di Stato, così come dichiarò pubblicamente, a mezzo stampa, nel luglio dello scorso anno? Non solo, il sindaco non ha neanche voluto prendere in considerazione l’utilizzo dello strumento referendario consultivo comunale, che invece avrebbe finalmente coinvolto tutta la comunità della città di Pisa. Anche su ciò, l’atteggiamento, nei fatti e negli atti, è stato identico, anzi, peggiore a quello del Pd. A questo punto la città è stata tradita, quindi il sindaco Conti ora abbia coraggio, dia immediatamente le dimissioni, così da poter ridare il prima possibile la parola ai cittadini elettori. Non avevamo certo vinto le elezioni – conclude – per la mancanza di marciapiedi, per sistemare le rotonde e per piantare fiorellini e nuovi alberi».
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