Protesta davanti allo yacht del figlio del presidente
Guinea equatoriale: il calvario in cella di fulgencio
pisa. Bandiere e cartelli per chiedere il rilascio di Fulgencio Obiang Esono e rivendicare il rispetto dei diritti umani.
Un gruppo di attivisti di Amnesty International si è riunito venerdì scorso al porto di Cagliari per protestare contro le violazioni dei diritti umani in Guinea Equatoriale in occasione del periodo di vacanze che il vicepresidente della Guinea Equatoriale Teodorin Nguema Obiang Mangue, figlio del presidente-dittatore Teodoro Obiang Nguema Mbasogo che detiene il potere da oltre 40 anni, sta trascorrendo in Sardegna con il suo yacht Ebony Shine, un natante multipiano da cento milioni di dollari su cui sventola la bandiera delle isole Cayman ormeggiato nel porto del capoluogo sardo da oltre una settimana. Il sit-in è stato promosso per chiedere in particolare il rilascio di Obiang Esono, ingegnere 51enne di origini equatoguineane residente a Pisa dal 1988 arrestato in Togo nel 2018 e due anni fa condannato insieme ad altri 111 imputati a 58 anni e 10 mesi di reclusione dal Tribunale di Bata.
Il professionista è stato accusato di tradimento e di crimini contro il Capo dello Stato per aver partecipato all'organizzazione e al finanziamento di un presunto colpo di Stato (mai accertato dalle autorità internazionali).
Dopo oltre otto mesi di detenzione nel carcere di Black Beach di Malabo, ritenuta la prigione più disumana al mondo, Obiang Esono è stato trasferito prima nel carcere di Bata e poi in quello di Mongomo, città natale del dittatore.
«In Guinea Equatoriale centinaia di prigionieri languiscono in carcere per anni, senza possibilità di ricevere visite dai loro avvocati o familiari – sottolinea l’organizzazione impegnata nella difesa dei diritti umani –. Tra questi c’è anche Obiang Esono, che sta scontando la pena inflitta senza accesso al suo legale e alla famiglia».
Amnesty International chiede al presidente del Paese africano di «rispettare con urgenza il diritto internazionale disponendo il rilascio dei prigionieri di coscienza garantendo loro protezione dalla tortura e assicurando accesso ad avvocati e familiari».
Danilo Renzullo
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