Obbligo Green pass per il personale: «Giusto ma ingestibile» dicono i presidi
E per il sindacato la normativa è punitiva e nasconde i veri problemi: classi pollaio, riduzione dello stanziamento e trasporto
Francesca Lenzi
pisa. Vento di cambiamento per la scuola dove, dal 1° settembre, sarà obbligatorio il Green pass per tutto il personale scolastico. Chi non si atterrà alla disposizione, non potrà entrare nelle strutture scolastiche e verrà considerato “assente ingiustificato”. Al quinto giorno verrà sospeso il rapporto di lavoro e il dipendente non percepirà più lo stipendio. Resta inteso che l’obbligo non si applica al personale che, con certificazione medica alla mano, risulti dispensato dalla vaccinazione. Niente Green pass obbligatorio, invece, per gli studenti che, comunque, non potranno entrare con temperatura superiore ai 37,5°.
Tutto chiaro? Quando mai! I dubbi e gli interrogativi restano ancora molti, a pochissimi giorni dall’entrata in vigore della normativa. Ed ecco allora che il vento del cambiamento volge alla bufera.
«Manca poco e le incertezze sono tante – afferma Salvatore Caruso, dirigente scolastico dell’istituto alberghiero Matteotti di Pisa, e coordinatore dei presidi della provincia – L’unica notizia sicura è il sistema automatizzato con cui si faranno le nomine, e mi auguro che funzioni. Purtroppo il personale è sotto organico, mentre continueranno a esserci le classi pollaio. Si parla di finanziamenti alle scuole, ed effettivamente stanno arrivando. Peccato che i budget siano sempre i soliti e l’importo è stato sottratto dall’organico. Per capirsi, la mia scuola è in una situazione tale per cui mi trovo ad avere in una sola classe quattro ragazzi con handicap, e non posso tenerli tutti, andando contro i principi di inclusione che contraddistinguono l’istituto. Per non parlare dell’incognita Covid».
E qui casca l’asino perché se sulla normativa la maggior parte dei dirigenti si trova d’accordo, i problemi nascono sulla gestione di quel che sarà. «Con quali condizioni di sicurezza inizieremo la scuola? – s’interroga Caruso – Ogni volta che verranno usate le aule, dovranno essere sanificate, e poi c’è il controllo dei dipendenti, di chi viene da fuori e degli studenti. Insomma, con il personale presente ora non è possibile fare tutto. In alcuni casi, come nell’istituto comprensivo Galilei, nel quale sono reggente fino al 31 agosto, con i numeri che abbiamo, non si riesce neppure a tenere aperti i plessi. E al Matteotti, con tutti i laboratori, voglio vedere come si farà a gestire le situazioni di sicurezza».
E sulla questione Green pass in senso stretto?
«Io sono favorevolissimo alla certificazione – dice Caruso – Non solo per il personale della scuola, ma per chiunque entri nella struttura, per i genitori, per chi fa progetti, e pure per gli studenti. Detto questo, chi non ha il Green pass a me poco importa. Se ne starà a casa senza stipendio. Io devo pensare a salvaguardare la salute. Vero è che le modalità sul controllo non vanno bene. Non è possibile controllare tutti i giorni, come sembrerebbe di dover fare. Meglio fare la prima acquisizione e verificare la scadenza. Però ci sono tutte le norme sulla privacy che complicano la faccenda. In spiccioli, comunque, si rischia di iniziare le lezioni alle 10 a controllare tutto. Ripeto, come normativa è giusta, ma deve poter essere anche applicabile. In questo periodo i presidi sono molto agitati e aspettano tutti indicazioni certe. Anche per chiarire molti dubbi: ci sono, infatti, i professori che hanno prenotato il vaccino ma dopo il 10 settembre. E nell’attesa che fanno? Il tampone ogni 48 ore? Almeno nella mia scuola per ora non ci sono professori che non vogliono apertamente fare il vaccino, ma i problemi non mancano lo stesso».
«È proprio così, ci sono un sacco di problemi – interviene Pasquale Cuomo, segretario generale Flc-Cgil toscana – Prima di tutto siamo contrari alla sanzione pecuniaria per il personale privo di Green pass. E lo dico da persona doppiamente vaccinata. Secondariamente abbiamo chiesto almeno i tamponi gratuiti, perché non è possibile pagare per andare a lavorare. Inoltre, in Toscana, ad oggi abbiamo l’82 per cento del personale scolastico vaccinato. Non credo ci siamo altri settori, ad eccezione della sanità, con una percentuale così alta. Le criticità sono altre: le classi pollaio, la riduzione dello stanziamento, il trasporto pubblico. E poi la gestione del Green pass è un macello. Ci sono docenti vaccinati a febbraio che potrebbero restare scoperti per un periodo. Poi il garante della privacy due giorni fa ha detto che non si possono fare liste del personale non vaccinato. Quindi, come ci muoviamo? Tutto questo sembra solo un castello nel quale nascondere le vere mancanze. Riceviamo segnalazioni da parte di docenti che non possono vaccinarsi per patologie, magari non immediatamente riconoscibili, e fuori dalle esenzioni del ministero della salute. Insomma, un gran pasticcio. Questa è solo una mossa per dare la colpa al corpo insegnanti e far passare il docente come untore quando, piuttosto, i ragazzi si contagiano in famiglia o sull’autobus. L’idea punitiva non va bene. Meglio, invece, sarebbe fare screening di massa gratuiti e ciclici per tutti».
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