“Cattive Compagnie”, un’estate di grandi successi
Il pianista e cantante Luca Erriquenz sta spopolando con il suo inedito e coi tre musicisti Francesco Griselli, Andrea Samoni e Federico Casarosa
PISA. È l'estate delle “Cattive Compagnie”. La band pisana guidata da Luca Erriquenz, pianista, cantante e insegnante di musica (nel curriculum 9 album e 22 anni di concerti live in giro per l’Italia, compreso un libro di saggistica musicale) sta spopolando con il primo inedito che ha anticipato di qualche giorno l'album. Ritmo da vendere (e un video che porta la firma di Simone Giusti) per un progetto che vuole guardare lontano. Con quel “buon vecchio rock” che il 28 agosto sbarcherà sul palco del Giardino Scotto per la seconda edizione della rassegna Pisa Plays (biglietti già in vendita sui ciaotickets e al Teatro Nuovo, 400 posti a sedere).
Erriquenz, perché “Cattive Compagnie”?
«Perché delle buone compagnie ci ricordiamo poco nelle estati passate da giovani, nelle feste dove magari abbiamo alzato il gomito e ci siamo risvegliati sì con i postumi ma anche con il sorriso che ci sbuca sulla bocca al solo pensiero. E poi perché di essere buoni ci siamo stancati. Di fatto siamo sempre stati quelli fuori dalla norma, quelli che vogliono fare i musicisti. Siamo quelli che “chissà cosa avranno nella testa”. E vogliamo continuare a essere così».
Nell'epoca dei talent e del successo veloce voi a 40 anni vi ri-mettete in gioco fondando una band. Ci vuole più coraggio o incoscienza?
«Ci vuole passione. E bisogna saper sognare. Siamo fermamente convinti che avere qualcosa da raccontare vuol dire trasmettere emozioni. E se queste sono sincere, trasparenti e dirette è appunto la passione a farle arrivare. Poi è vero che proporre sonorità pop rock senza troppi giri di parole nel mondo in cui tutto passa attraverso cliché sonori stabiliti e preimpostati risulta controcorrente, ma la storia ci insegna che per andare avanti dobbiamo guardare indietro… Ecco, noi non solo guardiamo indietro ma ciò che osserviamo lo riproponiamo contestualizzandolo ad oggi».
È stata la pandemia a darvi la consapevolezza definitiva che senza musica, per voi, è impossibile vivere?
«In realtà le “Cattive Compagnie” sono nate prima della pandemia e abbiamo subito impostato il lavoro con degli obiettivi ben precisi. Tutto questo periodo di attese, ritardi e tempo per riflettere diciamo che ha rafforzato l’idea che sia fondamentale vivere sentirsi vivi e liberi. È in questo contesto che abbiamo pensavo a un nuovo inizio».
Quattro esperienze e mondi diversi. Chi l’accompagna in questa sfida?
«Ho pensato e voluto mettere su una band con cui potermi confrontare e affrontare scelte stilistiche e sonore diverse. Siamo 4 musicisti che provengono comunque dal rock se pur con sfaccettature ben distinte. Ho incontrato per primo Francesco Griselli, batterista che ama follemente i Queen. A chi non piace lo stile compositivo eccelso e complesso di quella storica band? Poi è arrivato Andrea Samoni, chitarrista fanatico dei Led Zeppelin tanto da suonare ormai da tempo in diverse tribute conosciute. Era quello che cercavo da tempo, un sound molto rock per la chitarra che infatti ha grande impatto sonoro nei nostri brani. E infine è arrivato Federico Casarosa al basso, in linea con le mie esperienze rocknroll e rockabilly e comunque anni ’50. Perfetto per completare il variopinto mondo sonoro delle “Cattive Compagnie”».
Cosa racconta il brano d'esordio? Una storia vissuta da ognuno di voi sulla propria pelle?
«“Cattive Compagnie”, il singolo di uscita è semplicemente una descrizione di quello che ho vissuto in prima persona da quando (ormai 20 anni fa) decisi di fare il musicista. La società ti dice ogni momento: studia, trova un lavoro sicuro, un compagno o una compagna, compra casa, fai dei figli. Quando invece la libertà di potersi esprimere ognuno secondo il proprio essere, le proprie tempistiche e il proprio sentire è la vera risposta al perché siamo su questo mondo. Non ci sono regole e diktat o almeno non ci dovrebbero essere. Ognuno di noi deve vivere il proprio percorso. Diciamo che “Cattive Compagnie” è un brano contro gli stereotipi e soprattutto contro chi vorrebbe crearli e imporli. Il video parla chiaro: noi quattro chiusi dentro un'aula di tribunale, schiacciati dagli sguardi giudicanti di tutti gli altri, in attesa di un verdetto dopo il quale scatta la fuga. Dove? In sala prove, ovviamente».© RIPRODUZIONE RISERVATA
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