Il presidio
Dopo lo stop green pass, Magoni canta per De Andrè: "Oggi lo avrebbero ostracizzato"
Un concerto a Lucca della cantante era saltato, gli organizzatori dissero che aveva rifiutato di farsi il tampone
PISA. La voce di Petra Magoni alla fine ha spento ogni dibattito extra musicale. Qualche giorno fa a un festival musicale a Gragnano di Capannori la sua esibizione era stata annullata. «Ha rifiutato di farsi il tampone, senza avere il Green pass», dissero gli organizzatori. «Sono stata trattata malissimo, l’esito del tampone lo avevo in tasca», rispose l’artista. Che invece l’altro ieri ha cantato in Sardegna, all’Agnata, in un concerto tributo a Fabrizio De André. Nessun problema è sorto per l’artista stavolta e così le abbiamo chiesto cosa sia cambiato.
«È la dimostrazione di quanto quell’episodio a Capannori sia stato strumentalizzato, io in realtà sono stata attaccata dagli organizzatori. La mia colpa è stata quella di sollevare dei dubbi, tanto è vero che il decreto legge non parla di chi lavora. Il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico ha detto che in Parlamento si lavora e lì non c’è bisogno del Green pass. Così come non lo devono avere nelle pizzerie, chi lavora. E non si capisce perché chi lavora nel nostro settore le regole non devono valere. Anche questo è un lavoro, a meno che non si voglia continuare a negarlo com’è stato fatto nel periodo della pandemia in modo più o meno esplicito», argomenta l’artista pisana.
Per Magoni non è un problema di Green pass. «Io lo trovo uno strumento che non ha niente a che fare con la tutela della salute pubblica, piuttosto con il controllo. Piuttosto tamponiamo tutti, come fatto all’Umbria Jazz, che dal punto di vista sanitario mi pare più sensato. Però quando si trovano persone ragionevoli, che confrontandoti ti dicono che la legge non è chiara e ti chiedono di farlo per la tutela di tutti sono la prima a essere d’accordo. Se invece mi aggrediscono e mi cacciano fuori dal cancello, perché è questo quello che è successo, allora è chiaro che non si trova un punto d’incontro. Peraltro il tampone ogni due giorni, per chi canta, è una tortura. Studi dimostrano i danni all’apparto fonatorio». Poi un pensiero su De Andrè. «Cosa avrebbe fatto? Appoggiato senza farsi domande e critiche un sistema che sta mettendo a rischio la tenuta democratica del paese? Io penso che avrebbe fatto quello che ha sempre fatto, il suo ruolo d’artista: di fare domande, criticare e denunciare con la sua arte. E oggi sarebbe ostracizzato».
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