Sicurezza
Studente morto carbonizzato, nominato un team di sei esperti: i dubbi-chiave da risolvere
Tra loro un tossicologo e un chimico, oltre ai medici legali. La Procura indaga per istigazione al suicidio, nessun indagato
PISA. Un tossicologo, un chimico, una genetista, due medici legali e un consulente forense. Un team variegato di competenze e capacità d’interrogare i dati e i campioni raccolti intorno al caso della morte di Francesco Pantaleo, lo studente universitario trovato morto domenica sera carbonizzato a San Martino a Ulmiano. Tra loro il professor Marco di Paolo, medico legale, e la genetista Isabella Spinetti, che per prima ha rivelato la correlazione tra il cadavere anonimo e il ragazzo scomparso.
Il fascicolo in Procura risulta aperto con l’ipotesi investigativa dell’istigazione al suicidio. Non ci sono persone indagate o sospettate.
È l’autopsia l’esame che si spera possa dare risposte più chiare su quanto è successo. Se si trovassero segni, ferite o altre evidenze che possano fare pensare a un’aggressione prima del rogo, lo scenario muterebbe. Gli investigatori fino a oggi hanno tenuta aperta ogni ipotesi, sia riguardo all’omicidio che al suicidio. Ed è da questo equilibrio interpretativo che puntano a uscire.
Sulla scena gli investigatori hanno raccolto molti campioni. La gran parte sono difficilmente catalogabili, consumati dalla combustione a un livello tale che non è possibile comprendere di cosa si trattasse prima che diventassero dei tizzoni. Dall’analisi di questi materiali, compito affidato al chimico, potrebbero venire delle risposte su una serie di questioni rimaste aperte. Il cadavere di Pantaleo era senza scarpe. È possibile che calzasse un modello in tela, ipotizzano gli investigatori, e che pertanto sia andato bruciato nel rogo. E questo saranno gli esami a stabilirlo. E se invece le scarpe non le avesse c’è da capire quando le avrebbe tolte prima di morire.
Sempre dalle analisi del chimico si cercano risposte sulla presenza di un contenitore di sostanze infiammabili che potrebbe essere stato portato sul posto da Francesco o dal presunto omicida per dargli fuoco. C’è la questione dello zaino e delle chiavi che non si trovano nella stanza del ragazzo, nella casa dove viveva in affitto con altri. Pantaleo prima di scomparire, sabato 24 luglio, lasciò invece in casa il computer (ripulito dai dati), lo smartphone e anche il bancomat. Si cercherà di capire se lo zaino sia bruciato nel rogo.
Prosegue intanto il lavoro capillare dei militari sui video. Un gruppo di carabinieri, a rotazione senza stop, sta visionando tutti i filmati delle videocamere di sorveglianza. Non si può accelerare la riproduzione e dunque un minuto vale un minuto, un’ora vale un’ora e un giorno vale un giorno. Le telecamere hanno ripreso Pantaleo camminare da solo verso San Giuliano ma ci sono delle aree non coperte. L’autopsia, prevista per oggi, potrebbe però slittare a domani. —
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