Il Tirreno

Pisa

il mistero del corpo carbonizzato 

S’indaga negli ambienti dello spaccio e spunta la pista di un tunisino scomparso

Libero Red Dolce Danilo Renzullo
S’indaga negli ambienti dello spaccio e spunta la pista di un tunisino scomparso

Oggi verrà eseguita l’autopsia da parte dei medici legali: dall’esame del corpo la speranza di indizi più precisi

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san giuliano. La speranza di rendere un po’ meno misterioso l’enigmatico caso dell’uomo trovato carbonizzato nella frazione di San Martino è affidata all’autopsia. L’incarico è stato affidato ai medici legali Damiano Marra e al professor Marco Di Paolo e l’esame verrà svolto oggi.

E c’è la pista di un giovane tunisino, di circa trent’anni, scomparso da un mese e mezzo del quale non ci sono più notizie. La famiglia, dopo aver appreso del caso di San Giuliano, si è rivolta all’autorità per ribadire la denuncia di scomparsa. Il ragazzo, spiegano fonti al Tirreno, frequentava abitualmente la zona di San Giuliano. Per contro però, si è stimato che la persona trovata morta abbia tra i 40 e i 50 anni.

È dunque sempre dall’autopsia che si spera che le indagini possano riuscire a indirizzarsi in modo chiaro, per chiarire i due dubbi fondamentali: dare nome e cognome al cadavere e stabilire se sia stato ucciso (quest’ultima cosa ritenuta più che probabile). L’autopsia si spera che possa anche spiegare il come e le circostanze dell’omicidio e dunque se l’uomo sia stato trasportato nei campi della frazione sangiulianese già privo di vita e lì dato alle fiamme.

Ancora non è stato interrogato nessuno nella caserma dei carabinieri. La mancata identificazione del cadavere chiaramente rende complicato sondare persone che possono avere avuto a che fare con lui o in qualche misura riconducibili a quanto accaduto.

Data per scontata la provenienza estera, africana, dell’uomo, i carabinieri stanno cercando di trovare qualche traccia sia nelle comunità straniere che nei centri e nelle varie strutture d’accoglienza. Un lavoro al setaccio che per ora ha lasciato poco materiale utile nella rete.

E si lavora anche in maniera decisa su ambienti marginali, di persone che vivono di espedienti, magari senza fissa dimora o legate al mondo dello spaccio. Non è esclusa infatti la possibilità che il cadavere potesse essere qualcuno in contatto con personaggi legati al mondo della droga, una figura magari al fondo della catena di distribuzione delle sostanze sul territorio. Magari un micro spacciatore finito dentro a qualche brutta storia e ucciso per un regolamento di conti. Tocca ribadire però che finché non sarà dato un nome e cognome a questo fantasma, ogni pista va considerata con adeguata prudenza.

Molto complesso il lavoro sulle telecamere. L’unica attiva in zona (il cadavere è stato trovato alle 19.37, ma probabilmente è stato bruciato la mattina o la notte prima) è una telecamere piazzata al semaforo tra la provinciale Lungomonte e via Lenin, la strada che porta a uno degli accessi per i campi. Non è un percorso obbligato, anzi fuori rotta se si arriva da Pisa, e se davvero qualcuno lo ha portato lì per bruciarlo, avrebbe potuto percorrere altre tre vie. Le possibilità dunque sono ampie. Però c’è un riscontro temporale da tenere in considerazione.

L’odore di fumo è stato sentito, a detta di alcuni residenti della zona, anche durante la mattina di domenica. Il ritrovamento invece è arrivato diverse ore dopo come abbiamo accennato. Se l’ora della morte può essere stimata tra la mattina e la notte precedente, anche se su questo sarà l’autopsia a dire cose più certe, allora la finestra temporale sulla quale lavorare per cercare eventuali indizi è abbastanza circoscritta.

Sul corpo del cadavere è stata eseguita una tac già lunedì. Sugli esiti però chi indaga non si è sbilanciato.

Anche in questo caso però le certezze arriveranno con il proseguire delle indagini, coordinate dalla pm Lydia Pagnini e seguite anche dal procuratore capo Alessandro Crini. —

Libero Red Dolce

Danilo Renzullo

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