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«Classi-pollaio, pochi spazi e l’incognita dei trasporti»

Sara Venchiarutti
«Classi-pollaio, pochi spazi e l’incognita dei trasporti»

Presidio-conferenza di forze politiche, sindacati e associazioni degli insegnanti «Troppi nodi da sciogliere, mancano le risposte delle istituzioni a ogni livello»

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Sara Venchiarutti

PISA. Classi troppo numerose, spazi insufficienti, l’incognita dei trasporti. E ancora nessuna soluzione in vista per quelli che da anni ormai sono i problemi della scuola pubblica, acuiti dalla pandemia. Mentre il nuovo anno scolastico si avvicina, a Pisa la situazione non è cambiata rispetto all’anno scorso. Anzi, in alcuni casi rischia pure di peggiorare. La denuncia arriva da diverse realtà politiche, sociali e sindacali di Pisa (Una città in comune, associazione Il Barone Rampante, i gruppi locali di Cobas Scuola, Flc-Cgil, Gilda degli insegnanti, Comitato nazionale precari scuola, Priorità alla scuola), che ieri mattina hanno fatto il punto su una situazione che già si profila emergenziale. A partire dalla cronica mancanza di aule, «in molti istituti insufficienti per accogliere tutti gli studenti», afferma Daniele Ippolito di Una città in comune e docente al liceo scientifico Buonarroti. «Sono per esempio 17 le aule mancanti al Buonarroti, 21 al liceo scientifico Dini. A ora le normative restano le stesse e nessun provvedimento significativo è giunto dal governo o dalle istituzioni locali per far fronte alle esigenze delle scuole».

In più verrà meno, come era prevedibile, l’unica soluzione adottata lo scorso anno per la carenza di spazi. «Da settembre – continua Ippolito – con la riapertura dell’Università di Pisa, il Polo Piagge, concesso in uso ad alcuni istituti scolastici dall’Ateneo, ritornerà ad essere usato per le lezioni universitarie». Sul tema scuola «avevamo presentato una mozione in consiglio comunale, poi respinta il 24 giugno – sottolinea Francesco Auletta, capogruppo in consiglio comunale di Diritti in comune –. L’anno scorso il Comune aveva proposto all’Università una serie di spazi comunali per far ripartire le lezioni in presenza. Gli altri studenti, a differenza degli universitari, non sono una fetta importante dell’economia pisana e dunque non meritano l’offerta?».

Ma i problemi non sono finiti: dalle classi pollaio, un aspetto critico solo acuito con il distanziamento, ai concorsi per le (ancora insufficienti) immissioni in ruolo, a partire da quello Stem per le materie scientifiche, dove i respinti, fa sapere Pasquale Cuomo di Flc-Cgil Pisa, «sono l’80-90%. Con numeri così alti non c’entra la preparazione dei partecipanti». Si arriva così ai trasporti, altro nodo da sciogliere. «Staremo a vedere cosa succederà, non sappiamo ancora nulla», spiega Leila D’Angelo della Gilda degli insegnanti. «C’è inerzia a tutti i livelli di governo, a cominciare da quello centrale». Su tutto pesano infatti la scarsa tempestività e i provvedimenti che non risolvono i problemi. «Siamo a metà luglio e ancora non ci sono delle linee guida ufficiali», rincara Orsetta Innocenti del Barone Rampante e docente al Santoni. In questi mesi «è stato allestito un piano estate inconsistente rispetto ai reali bisogni della scuola», concludono le associazioni e sigle. Il tutto con le ombre del precariato, pari ad una media del 45-50% delle cattedre l’anno scorso, con picchi in alcune classi di concorso, e della didattica a distanza, considerato uno strumento inadeguato. —

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