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«Lettera al prefetto per contestare la legge sulla bigenitorialità»

Sara Venchiarutti
«Lettera al prefetto per contestare la legge sulla bigenitorialità»

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«I bambini non sono pacchi postali». «Basta violenza istituzionale», «No bigenitorialità forzata».

È scritto a chiare lettere, sui cartelloni appesi di fronte alla prefettura in piazza Mazzini. Qui ieri mattina, e in contemporanea a Firenze, si sono date appuntamento diverse associazioni (MaternaMente, Donne In-curanti, Movimentiamoci Vicenza, Collettivo femminista radicale Luna Rossa ) per consegnare al prefetto una lettera indirizzata al governo e per protestare contro la legislazione in vigore sull’affido condiviso dei minori. Un sistema considerato ingiusto e dannoso per i minori e che dal 5 al 17 luglio ha dato il via a diversi presìdi in tutta Italia.

«Chiediamo l’abrogazione della legge 54/2006 (primo comma), che appunto dal 2006 stabilisce come il supremo interesse del minore sia quello di avere diritto alla bigenitorialità. Assistiamo però a prelievi forzati dallo Stato con l’ausilio delle forze dell’ordine, come in caso di delinquenti», spiegano le manifestanti presenti al presidio, a cui ha partecipato anche Radicali Libere e un membro dell’associazione polacca Wypierdalac!. Aggiungono: «Minori strappati da scuola e portati via, spesso dalla madre, con la forza. Nessun genitore vorrebbe questo. Tanto più che la legge è generale, e non tiene conto delle situazioni particolari che si possono verificare. Non è possibile che nei Tribunali la madre diventi la cattiva della situazione, mentre non ci si chiede il perché del rifiuto del minore o lo si ignora con questa modalità».

«Con la lettera», spiega Laura Marrucci di MaternaMente, «chiediamo che le autorità inizino a interessarsi a questo fenomeno trasversale a livello sia sociale che geografico. Grazie all’impegno di tante madri la questione sta venendo alla luce». Tra i casi più recenti proprio quello di Pisa, dove il Tribunale aveva disposto l’allontanamento dalla madre del figlio di 8 anni e il suo ricollocamento dal padre, residente in Sicilia, come ultimo tentativo di ricostruzione della bigenitorialità. Questione arrivata anche a Roma, con l’interrogazione alla Camera della deputata Veronica Giannone (Fi). —

Sara Venchiarutti

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