Il presidio
Il macchinario che studia come siamo fatti e ci salva la vita
La tragedia delle morti improvvise e le soluzioni della ricerca
pisa. L’innovazione e la ricerca come alfieri della salute. Detto così è uno slogan, ma per la Fondazione Monasterio è un principio guida da declinare nel lavoro quotidiano e nella programmazione del futuro. La cartella clinica che è stata messa a punto qui, e poi adottata altrove, è un esempio di questa filosofia.
Lo spiega il direttore generale della Fondazione, Marco Torre. «Medici, infermieri, informatici e tecnici hanno lavorato insieme, ciascuno mettendo a disposizione le proprie competenze, per realizzare ciò che il nostro fondatore Luigi Donato sognava già 20 anni fa. Oggi la nostra cartella clinica elettronica è stata esportata all’ospedale Meyer e a tutta l’area vasta Nord-Ovest».
Vediamo di che si tratta. Non si tratta di una semplice cartella clinica elettronica, una digitalizzazione del vecchio. Una piattaforma misura, tramite alcuni algoritmi, il rischio di interazioni ed effetti avversi dei farmaci nelle terapie dei pazienti .
La relazione tra ricerca, innovazione e salute non è una cosa astratta. E forse un esempio tristemente popolare, come le morti improvvise di giovani per problemi cardiaci, si pensi ai casi dei calciatori, può aiutare a capire.
Michele Emdin è direttore del dipartimento Cardiotoracico della Fondazione Monasterio e professore alla facoltà di Medicina della Scuola Sant’Anna. «La Fondazione è sempre impegnata nell’innovazione nei percorsi di diagnosi e cure. Per citare un ambito specifico, parliamo dei pazienti con malattie particolari, come le cardiomiopatie e o le canalopatie. Quelle che generano la morte improvvisa giovanile: per intenderci i casi dei calciatori che muoiono sui campi di calcio». La Fondazione nella diagnosi di queste malattie è specializzata.
«Sono malattie che hanno un origine familiare e genetica e la prevenzione dell’evento fatale, che può riguardare sia la persona che i suoi familiari Quando viene identificata si fa un lavoro per identificare altri soggetti a rischio», spiega
Il come si fa è un esempio di quella capacità della Monasterio di tradurre l’innovazione in pratiche mediche. «Pensiamo alla cardiologia di domani che oltre ai metodi tradizionali userà la genomica e la protenomica. Sono strumenti molto raffinati per capire come siamo fatti dentro. Finora erano utilizzati solo a scopo di ricerca e domani saranno nel taschino del medico, come c’è lo stetoscopio. Già oggi, abbastanza facilmente, possiamo studiare l’intero patrimonio cromosomico di un paziente alla ricerca di quelle che sono le stimmate. La tecnica è quella del Ngs, macchinario di cui la Fondazione è in possesso. È gestito dalle genetiste: quando i medici identificano il sospetto di una malattia ereditaria, come quelle che generano la morte improvvisa, si può intervenire sulle abitudini del paziente e su eventuali terapie». Giocare d’anticipo, insomma. Una cosa che si può fare solo quando si sa cosa si sta cercando. Ed è a questo che serve la ricerca. —
L.R.D.
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