Il Tirreno

Pisa

Camp Darby, raggiunta l’immunità di gregge

Danilo Renzullo
Camp Darby, raggiunta l’immunità di gregge

Giornata dedicata ai dipendenti italiani, la copertura è arrivata al 75% Un quarto del personale ha rifiutato la dose, l’iniziativa in collaborazione con l’Asl

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Pisa. Camp Darby raggiunge l'immunità di gregge. Nonostante l'alto numero di militari e dipendenti civili dell'enclave a stelle strisce che hanno rifiutato una delle centinaia di dosi di vaccino anti-Covid messe a disposizione dal governo Usa, ieri l'installazione militare statunitense che sorge tra Pisa e Livorno ha superato la soglia del 75% di addetti interni che ha aderito alla campagna vaccinale promossa nella base.

La spinta decisiva è arrivata grazie ad un accordo di collaborazione tra il dipartimento della Salute degli Stati Uniti, la Regione Toscana e l'Asl Toscana nord-ovest che ha permesso di estendere a tutto il personale civile italiano impiegato nella base di ricevere uno dei vaccini inviato dal governo Usa.

Oltre 135 tra impiegati, manutentori e lavoratori italiani si sono sottoposti ieri alla giornata di vaccinazione aperta a tutti i dipendenti civili, senza limiti di età, né di categorie, grazie ad alcune centinaia di dosi di vaccino anti-Covid Johnson & Johnson inviate dal governo statunitense, parte della fornitura di oltre 800 dosi (tra vaccini Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson) messe a disposizione per la somministrazione a favore del personale militare, famiglie e lavoratori statunitensi.

«Oggi (ieri per chi legge, ndr), la base di Camp Darby raggiunge un importante traguardo grazie alla vaccinazione di tutti i dipendenti civili italiani che hanno aderito alla campagna che abbiamo promosso in collaborazione con le autorità sanitarie italiane», commenta Robert Chartier, direttore della base di Camp Darby. Dopo il via libera alle inoculazioni nelle basi a stelle e strisce presenti sul territorio nazionale, arrivato ad inizio maggio dalla struttura di supporto commissariale per l’emergenza Covid-19, l'accordo per la vaccinazione del personale italiano è stato possibile grazie ad un'autorizzazione regionale e alla verifica da parte dell'Asl di tutti i requisiti richiesti per la conservazione dei vaccini e per la somministrazione.

«Abbiamo profuso il massimo impegno per garantire questa giornata - commenta Sabina Ghilli, direttrice della Zona distretto pisana dell'Asl -. Poter utilizzare le dosi messe a disposizione era un'occasione da cogliere e lo abbiamo fatto. Si è trattato di uno sforzo in più, nel pieno della campagna vaccinale, ma che è valso la pena fare, in modo che anche il personale italiano che ancora non era rientrato nei programmi di vaccinazione e che avesse fatto espressa richiesta di essere vaccinato, potesse usufruire di questa occasione».

L'azienda sanitaria ha messo a disposizione due medici, due infermieri, un'operatrice socio-sanitaria e un amministrativo per concretizzare la campagna che si è esaurita nell'arco di una giornata (137 dosi somministrate) aggiungendosi a quella completata nelle scorse settimane a favore del personale militare e delle famiglie statunitensi presenti nella base. «Si tratta di un ulteriore passo per combattere insieme, Usa e Italia, una lunga battaglia - aggiunge Chartier -. Il Covid ha colpito anche la nostra base, ma siamo riusciti a contenerlo grazie al rigoroso rispetto di ogni protocollo ed indicazione fornite dai governi italiano e degli Stati Uniti». «Fondamentale per arginare il virus nelle nostre installazioni è stata la collaborazione con l'Italia, l'integrazione delle direttive del governo di Roma con quelle statunitensi, il ricorso allo smart-working e la rigorosa organizzazione dei turni di lavoro e della presenza di personale esterno», aggiunge il tenente colonnello Kelly Togiola, ufficiale medico della caserma Ederle di Vicenza, di cui Camp Darby è satellite, la cui presenza ha permesso ieri di vaccinare anche alcuni cittadini statunitensi, militari e non, incrementando la percentuale di vaccinati che nella base Usa ha raggiunto circa il 75%. Nonostante la risposta positiva alla vaccinazione della maggior parte dei dipendenti civili e militari presenti a Camp Darby, la direzione dell'enclave a stelle e strisce registra comunque un'ampia resistenza di lavoratori che si sono opposti alla somministrazione (circa il 25%).

«Continueremo la campagna informativa sull'importanza e la sicurezza dei vaccini - conclude Chartier -. Il personale militare che ha rifiutato il vaccino dovrà invece sottoporsi ad un colloquio con un medico per chiarire eventuali dubbi». —

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