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Il giudice dispone un nuovo decreto per portare via il bimbo
Dovrà essere affidato al padre residente in sicilia
pisa. Una prima volta era riuscita a non far partire il suo bambino per la Sicilia, come invece deciso dal giudice, dopo aver ritenuto che per garantire la bigenitorialità bisognasse procedere a un cambio di collocamento. Dopo otto anni via da mamma, con la quale ha sempre vissuto a Pisa, e spostamento da papà, in Sicilia. Anche se il bimbo rifiuta di andare dal padre.
La donna ha dunque disobbedito al primo invito del giudice e dal tribunale ne è arrivato un altro: il 25 maggio, domani, il bimbo andrà visitato per controllare che abbia effettivamente delle patologie che gli impediscono di uscire di casa. In caso contrario andrà portato dal padre.
La madre è sconfortata: «Non capisco perché questo accanimento giudiziario nei miei confronti. Su mio figlio non è mai stata disposta una perizia per capire quali sono le motivazioni psicologiche che lo hanno portato a non volere più vedere il padre all’improvviso. Io l’ho sempre accompagnato a vederlo, c’erano degli accordi. E ora, visto che lui si rifiuta, lo stato decide di toglierlo a me. Sono straniera, vivo in Italia da dieci anni e ho sempre fatto l’infermiera. Volevo prendere la cittadinanza ma questa cosa mi fa cambiare idea». Dietro la decisione del tribunale, che si basa su una relazione di un assistente sociale molto contestata dalla consulente della donna, la neonatologa e pediatra Maria Serenella Pignotti, ci sarebbe il timore di una pressione della madre sul bimbo. Codificata come “sindrome d’alienazione parentale”, questa pseudo condizione è stata sconfessata dall’Oms, che non l’ha riconosciuta come patologia e ritenuta da bandire dai tribunali dalla presidente della commissione d’inchiesta parlamentare sul femminicidio Valeria Valente .
La madre del piccolo di otto anni chiede che si attenda la decisione della corte d’Appello, prevista per il 3 giugno prossimo. «Non capisco perché dare questo trauma a mio figlio di essere portato via dalle persone in divisa contro la sua volontà».
Nel nuovo decreto però il tribunale fa riferimento al precedente atto, che risale al 5 maggio, «rimasto inattuato nonostante le misure adottate, su previsione del tribunale, dai servizi sociali e dalla forza pubblica». E dispone la visita medica per accertare che il bimbo «sia effettivamente affetto da patologie che gli impediscono di uscire di casa; i servizi sociali provvederanno a individuare il medico e ad assisterlo, se necessario con l’intervento della forza pubblica». —
L.R.D.
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