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L’emergenza 

Sicurezza, l’Usb: «Ora ci vuole il reato di omicidio sul lavoro»

Sara Venchiarutti
Sicurezza, l’Usb: «Ora ci vuole il reato di omicidio sul lavoro»

Presidio di fronte a Confindustria nell’ambito di una mobilitazione regionale Dopo la tragedia di Luana, il sindacato pronto a costituirsi parte civile

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Pisa. Morire di lavoro non è più accettabile. Non nel 2021. Eppure accade ancora troppo spesso, più di quanto ci si potrebbe immaginare. Come per la 22enne Luana D’Orazio, addetta in un’azienda tessile di Prato.

Invece a Pisa e provincia, secondo i dati dell’ispettorato del lavoro, sono state tre le vittime sul lavoro nel corso del 2020. Una lista destinata ad allungarsi se ci si sposta a livello nazionale. Decessi che «non sono “incidenti”»: lo scrivono a chiare lettere, su uno striscione, i manifestanti e i lavoratori che ieri mattina si sono dati appuntamento di fronte alla sede della Confindustria a Pisa per un presidio organizzato dalla sezione locale dell’Unione sindacale di base (Usb) insieme a Rete Iside Onlus.

Una mobilitazione indetta a livello regionale per richiamare l’attenzione su una questione, quella della sicurezza sul lavoro, che è ancora lontana dall’essere risolta.

I dati sono «allucinanti», commenta Cinzia della Porta in rappresentanza di Usb Pisa e Rete Iside onlus: «Soltanto nei primi due mesi del 2021», spiega, «sono state 104 persone a trovare la morte nei luoghi di lavoro. Una media di oltre 50 decessi al mese. In Toscana, sempre nel periodo gennaio-febbraio 2021, le vittime arrivano a 7. Da tempo stiamo lavorando per arrivare ad una legge che introduca il reato di omicidio colposo per le morti sul lavoro. Ci sono ancora tante situazioni drammatiche in Italia che sono il frutto non di casualità, ma di scelte ben precise: dall’osservanza di orari di lavoro estenuanti fino ai mancati controlli sulla sicurezza. Questo perché il profitto è la priorità e viene prima della sicurezza dei lavoratori e dei cittadini. Perciò si arriva a non applicare le norme, nonostante ci siano. Tanto più che nel corso di questi anni sono state ridotte all’osso le strutture pubbliche di controllo, con una diminuzione sistematica del personale impiegato. Sono numerosi i lavoratori che vengono da noi spiegandoci situazioni di scarsa sicurezza, e noi interveniamo. Il periodo pandemico poi non ha fatto altro che aumentare il problema: abbiamo mandato una quantità di diffide e lettere perché i protocolli non erano stati applicato correttamente».

E la mobilitazione va anche a sostegno della vicenda, già menzionata, di Luana. «Come sindacato», sottolinea Della Porta, «ci siamo già messi a disposizione della famiglia della giovane lavoratrice con le nostre strutture sindacali e siamo pronti a costituirci come parte civile nel caso in cui ci dovesse essere un processo a carico di coloro che saranno ritenuti responsabili di questa ennesima morte sul lavoro».

E per rafforzare la rete di controllo sulle condizioni di pericolosità in ambito lavorativo è appena nato lo sportello «lavoroinsicurezza, gestito dal circolo Agorà di Pisa e dalla onlus Rete Iside, del quale scriviamo anche a fianco. «Con questo strumento, presentato a gennaio come proposta al bando nazionale di Rete Iside Onlus», spiega Valter Lorenzi, presidente del circolo Agorà pisano, «vogliamo raccogliere le richieste e le segnalazioni dei lavoratori sul questo tema per poi intervenire. È uno sportello che raccoglie input che ci arrivano ormai da anni dal territorio e che spesso riguardano malattie, infortuni o situazioni di pericolosità nei processi lavorativi. Situazioni da cui l’area pisana non è estranea». A sottolinearlo anche Potere al Popolo, che ha voluto dare la propria solidarietà al presidio: «Non si può più ritardare l’introduzione dell’omicidio sul lavoro» sottolinea Mauro Solida della sezione pisana: «Chi non controlla i macchinari o non fa manutenzione ha delle responsabilità ben precise, che vanno individuate». —

Sara Venchiarutti

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