Il presidio
Via libera agli esodi dal referendum indetto tra i lavoratori
pisa. Con poco più di 90 voti favorevoli, i lavoratori di Ids-Ingegneria dei sistemi (nella foto sopra un presidio di protesta) “approvano” il piano di esodi volontari incentivati e danno il via libera alla vendita della società di Montacchiello. Si è chiuso con esito favorevole il referendum nazionale promosso da una parte dei sindacati presenti nell'azienda di ingegneria e tecnologie dei sistemi indetto per l'accettazione del ridimensionamento dell’organico del gruppo in 182 dipendenti, 27 in meno dei 209 occupati, al quale è subordinato il contratto di vendita stipulato tra la società e un gruppo italiano a partecipazione pubblica. Alle votazioni online hanno partecipato 106 lavoratori su 189 aventi diritto. Il sì ha ottenuto 96 voti (4 contrari, 6 astenuti), approvando il piano di esodi che prevede 8 fuoriuscite a Pisa, 12 a Roma, 3 a Napoli, 2 a Taranto e una nello stabilimento di La Spezia.
Un piano (firmato a livello nazionale da Fim-Cisl e Uilm-Uil) che ha acceso lo scontro sindacale, ulteriormente alimentato dal referendum interno. Un accordo necessario per la Fim-Cisl, un ricatto per la Fiom-Cgil. «I lavoratori del gruppo hanno espresso la loro approvazione all’accordo di esodo volontario incentivato – sottolinea Daniele Morabito, coordinatore nazionale Ids della Fim-Cisl –. La situazione finanziaria di Ids, frutto di anni di crisi e scelte industriali errate è tale che la continuità dell’azienda è possibile solo se si conclude positivamente il processo di vendita con l’ingresso del nuovo socio. Oltre a vigilare sulla corretta applicazione dell’accordo, intendiamo discutere sui programmi futuri in una logica di miglioramento dei processi aziendali per rendere l’azienda sostenibile e competitiva e per gettare le basi per uno sviluppo occupazionale». «Sindacati minoritari hanno indetto un referendum su una piattaforma digitale senza che le Rsu di Pisa, Napoli e Grottaglie abbiano partecipato e verificato lo svolgimento, senza commissioni elettorali unitarie, senza riscontri – accusa invece Massimo Braccini, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Ids –. La Ids si è dimostrata un’azienda debole, che ha manifestato una subordinazione al presunto acquirente (che non si è mai palesato al tavolo) ponendo un ricatto ai lavoratori come condizione per avere un futuro lavorativo. Continueremo a batterci per portare a un tavolo il nuovo acquirente, per avere un piano industriale, per definire un accordo vero per la salvaguardia delle sedi Ids, dell’occupazione e del futuro del gruppo». —
D.R.
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