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Assegnisti, il “regno di mezzo” della ricerca senza diritti civili
pisa. Se vuoi comprarti la macchina a rate ti fanno un po’ di storie ma alla fine ce la fai. Un mutuo per la casa? Un miraggio. Avere un figlio? Non se ne parla: a meno che tu non possa mantenerlo con qualche cosa di diverso dall’assegno di maternità che, per queste lavoratrici – ma il ragionamento vale su tutti i fronti anche per i lavoratori uomini – arriva solo al termine del periodo di maternità. Nel frattempo con che si comprano i pannolini? Ecco pochi semplici esempi di cosa significa essere oggi in Italia assegnisti di ricerca. Un regno di mezzo, tanto fantastico – per chi ama fare ricerca è un vero Paese del Balocchi – quanto non riconosciuto sotto il profilo normativo e istituzionale. Esistono, sono tanti (oltre 15.500 in Italia), sono fondamentali e da loro spesso arrivano idee e progetti decisivi per l’avanzamento delle conoscenze e il miglioramento delle nostre vite. Ma restano ai margini, con pochi diritti, scarse retribuzioni e un percorso a ostacoli per riuscire a entrare nel mondo accademico riconosciuto.
Di questo si è discusso ieri alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa in occasione dell’evento intitolato “Per il futuro della ricerca in Italia. Le storie, il profilo e le criticità dei protagonisti: gli assegnisti di ricerca” promosso dal Sant’Anna in collaborazione con la Global Thinking Foundation, fondata nel 2016 da Claudia Segre per sostenere, patrocinare e organizzare iniziative e progetti con l’obiettivo dell’inclusione sociale, economica e finanziaria di tutti i cittadini.
Il primo successo dell’iniziativa è stato l’intervento, in apertura dell’evento, introdotto dalle parole della rettrice Sabina Nuti, della ministra Cristina Messa che agli assegnisti pisani (e non solo) ha confermato la volontà di «fare chiarezza sul percorso che deve seguire chi vuole fare ricerca. Un percorso oggi lungo e quanto mai imprevedibile – ha detto – all’interno di un sistema che è stato cambiato nel corso del tempo e a questo punto è da rivedere». La ministra rivolgendosi agli assegnisti presenti ha promesso «miglioramenti che possano permettervi di continuare nel lavoro che fate». Lavoro quanto mai fondamentale «specialmente – ha detto la rettrice Sabina Nuti – in questo momento di emergenza sanitaria che conferma l’importanza della ricerca e della scienza»: Nuti hga poi fornito alcuni dati dell’universon”assegnisti al Sant’Anna: ce ne sono 239. Un numero importante che fa della scuola pisana quella con il maggior numero di assegnisti in proporzione al numero dei diocenti e ricercatori “strutturati”. «Sono professionisti della ricerca - spiega la professoressa – , hanno un alto grado di formazione, sono selezionati con un bando competitivo, spesso hanno esperienze formative all’estero, la ricerca è al loro passione». Gli stipendi: sotto, a volte molto al di sotto, dei 35mila euro lordi annui. Il loro primo problema? «La difficoltà ad essere identificati» raccontano in un video denuncia e in una ricerca presentati al Sant’Anna, insieme a una serie di richieste e proposte che vanno dalle modalità di accesso ai concorsi pubblici a pacchetti finanziari dedicati fino all’equiparazione degli assegnisti ai lavoratori dipendenti. Un modo per dare più stabilità alla categoria e, insieme, più forza al sistema della ricerca in Italia. — V.L.
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