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Una nuova generazione di scienziati sotto la Torre
Il rettore Paolo Mancarella: «Abbiamo lavorato bene, ma occorre investire sulla ricerca»
PISA. La città di Pisa sempre più spesso protagonista in contesti internazionali per temi, personaggi e fatti molto diversi da quelli – per così dire – tradizionali. Insomma, non c’entrano la Torre, Galilei, Pacinotti o i pionieri dell’informatica, ma i nuovi orizzonti della scienza e della tecnologia. Pochi giorni fa due ex studenti dell’università di Pisa, Luca Foschini e Alessio Signorini, hanno tagliato il traguardo della valutazione di un miliardo di dollari per la propria società Evidation Health che opera nel campo della cura e della prevenzione delle malattie partendo dai dati di salute ricavabili da dispositivi tecnologici indossabili. E sempre pochi giorni fa l’Università ha inaugurato il secondo semestre di elezioni con una ex studentessa, Anna Grassellino, unica italiana e unica donna a capo di uno dei 5 team americani chiamati a costruire il computer quantico più potente al mondo. Successi internazionali di cui il rettore dell’ateneo pisano, Paolo Mancarella, va orgoglioso.
Questi risultati internazionali possono a suo avviso farci parlare di una “nuova primavera” della scienza “made in Pisa”?
«Sicuramente la nostra Università sta vivendo un momento molto positivo che per noi è anche un’importante conferma della bontà delle scelte fatte in questi anni. Se oggi siamo tutto ciò, infatti, è perché abbiamo puntato, con decisione, all’eccellenza, destinando risorse significative alla ricerca scientifica. Le basti pensare che, nell’ultimo triennio, abbiamo raddoppiato la nostra capacità di aggiudicarci progetti di ricerca su bandi competitivi della UE. Questa “nuova primavera” però è anche figlia di quanto è stato seminato in passato e della capacità, mai persa dall’Ateneo, di immaginare il futuro. Semmai oggi siamo diventati un po’ più bravi a raccontare e a valorizzare quello che facciamo in tutti gli ambiti del sapere».
L’Ateneo ha scelto di inaugurare il secondo semestre ospitando in videoconferenza da Chicago Anna Grassellino, direttrice del nuovo Superconducting Quantum Materials and Systems Center: un talento italiano cresciuto a Pisa, ispirata anche dalla grande tradizione scientifica che vanta la città. Ne è orgoglioso?
«Come potrei non esserlo. La sua storia è la conferma di come l’Università di Pisa riesca concretamente ad influire positivamente sulla traiettoria della vita di ogni sua studentessa e di ogni suo studente. Successi come quelli di Anna Grassellino ci dicono che siamo in grado di mantenere quella promessa che tutti gli atenei fanno nelle loro campagne di comunicazione, ma che non tutti sono capaci di tramutare in realtà. Pisa, devo dire con una certa soddisfazione, ci riesce. Come? Grazie ad un’offerta formativa che si è saputa mantenere di altissimo livello e aggiornata in ogni campo. In un mondo universitario in cui tutti i “cataloghi formativi” si assomigliano un po’, abbiamo scommesso sulla qualità dei docenti e, invece di cavalcare le mode del momento, abbiamo voluto dare una risposta concreta alle esigenze del nostro tempo, contribuendo alla formazione di quelle nuove competenze che una società moderna e in costante evoluzione richiede ai propri giovani».
Grassellino potrebbe essere definita un “cervello in fuga”: avrebbe potuto avere, secondo lei, anche in Italia le opportunità che ha trovato all’estero? Cosa pensa dei cervelli in fuga?
«È una questione molto delicata. Nel mondo della ricerca il fenomeno dello “scambio dei cervelli”, quello che gli inglesi chiamano “brain exchange”, è una cosa naturale e positiva. Il flusso di intellettuali da un paese all’altro è, in molti casi, il motore stesso del progresso scientifico. A patto che il flusso abbia un suo equilibrio tra cervelli in uscita e in entrata. Ed è proprio qui che la macchina italiana si inceppa. I nostri giovani talenti sono molto ambiti a livello internazionale, segno di un sistema Universitario che ha ottime capacità di formazione. Allo stesso tempo, però, il nostro Paese non è in grado di attrarne. La storia di Anna Grassellino è in questo senso esemplare. Dalle nostre aule e dai laboratori pisani di ingegneria elettronica, questa ricercatrice brillante e instancabile è partita per gli Stati Uniti dove ha conseguito un dottorato in Fisica all’Università della Pennsylvania e nel 2012 è entrata al FermiLab. Qui, come lei stessa ha raccontato, ha trovato un ambiente stimolante, internazionale e prestigioso che non solo ne ha riconosciuto il talento ma ha saputo trattenerla. Anche noi dovremmo fare la stessa cosa, ma creare luoghi come il FermiLab richiede investimenti difficilmente realizzabili in Italia. Per questo sarebbe fondamentale riuscire quanto meno a creare ponti per preziose collaborazioni con realtà internazionali come questa. Magari partendo proprio da quelle dove sono presenti nostri laureati. Così da dar vita a programmi di scambio che possano rappresentare occasioni di crescita e di valorizzazione per i nostri studenti. Con la speranza, un giorno, di poterli riportare in Italia in modo da contribuire alla crescita di altri giovani promettenti».
In questi giorni altri due talenti pisani città hanno raggiunto traguardi incredibili, la loro società è diventata un unicorno raggiungendo un valore di un miliardo: sono Alessio Signorini e Luca Foschini. Cosa si prova a saper di aver contribuito, come istituzione pubblica, alla loro crescita?
«Sono un’ulteriore conferma che stiamo lavorando bene; che il sistema pisano della formazione funziona ed è in grado di formare le nuove generazioni perché possano imporsi in un mondo sempre più competitivo e realizzare i propri progetti di vita. I loro successi ci ricordano, quotidianamente, quale contributo fondamentale le Università offrono ogni giorno al Paese, lavorando per dare una risposta concreta a quella domanda di futuro che ci proviene dalle nuove generazioni. E questo dovrebbe indurre i nostri governi ad investire sempre di più in formazione e ricerca».
Cosa fa l’Università e cosa potrebbe ancora fare per valorizzare sempre di più talenti come quelli di Grassellino, Signorini e Foschini? È sufficiente l’impegno dell’ateneo o servono altri tipi di sostegno di carattere istituzionale?
«Un’Università, per assolvere a pieno il suo compito, deve saper raccogliere, sia sul piano della didattica che su quello della ricerca, le sfide che derivano da una società complessa in crescente trasformazione e dialogare in maniera più efficiente col mondo del lavoro e con la società. Per questo è necessario continuare a puntare, con decisione, all’eccellenza accademica, sia sul fronte della didattica che della ricerca di frontiera. Oltre a sviluppare un numero crescente di collaborazioni e scambi di competenze e idee con la rete globale degli stakeholder della ricerca e dell’innovazione. In modo da favorire un incremento delle opportunità di lavoro e di crescita per i nostri giovani ricercatori. E questo mi porta a sperare, per il futuro, ad una sempre maggior sinergia a livello di “Sistema Pisa”. Non solo tra enti di ricerca, ma anche col mondo imprenditoriale e con quello delle Fondazioni che potrebbero veramente svolgere un ruolo chiave nel creare nella nostra città un ambiente sempre più attrattivo per giovani talenti nazionali ed internazionali». —
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