Il Tirreno

Pisa

«Restare aperti per venti pizze a weekend? Mi dispiace ma io chiudo»

Donatella Lascar
«Restare aperti per venti pizze a weekend? Mi dispiace ma io chiudo»

Le voci di chi molla e di chi invece prova a resistere alla seconda  Pasqua in rosso nell’anno più duro per le imprese della ristorazione 

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sul litorale

Anche quella di quest’anno sarà una Pasqua blindata in zona rossa con i ristoranti aperti solo per l’asporto. «Stare aperti per Pasqua in questo modo? Non ne vale la pena. Non ci rientriamo neanche con le spese». La pensano così sia il titolare del ristorante pizzeria il “Chichibio” che i titolari del ristorante pizzeria “Dea del Mare” entrambi a Tirrenia. «Sicuramente per Pasqua saremo chiusi – dice subito Marco Bonatti titolare del Chichibio -. Non ne vale la pena perché a Tirrenia c’è poca gente. Quello che incasseremmo non ci basterebbe nemmeno per coprire le spese, a Pasquetta invece, saremo aperti per l’asporto e il domicilio. Comunque, nei fine settimana il sabato sera facciamo al massimo venti pizze e la domenica a pranzo cinque fritti. Possiamo dire che stiamo aperti solo per dire che ci siamo. Per fortuna – sottolinea il ristoratore -, la scorsa estate abbiamo fatto una bella stagione ma ora bisogna riaprire perché abbiamo dilapidato tutti i risparmi; è da novembre che siamo chiusi. Questa è la seconda Pasqua che facciamo così e non ce le facciamo più. Lo scorso anno non immaginavamo che la questione sarebbe stata così lunga». Anche per Sandra Vangelisti, una delle socie del ristorante “Dea del Mare”, a Tirrenia non c’è gente ed ecco perché le sue serrande rimarranno abbassate in questo giorno di festa. «Faremo pizzeria da asporto per Pasquetta – commenta Vangelisti -, ma qui siamo troppi locali per la gente che c’è e anche la consegna a domicilio non è così semplice. Siamo demoralizzati, questa è la seconda Pasqua che facciamo chiusi e speriamo soltanto che passi presto perché ora cominciamo a essere preoccupati. I ristori sono briciole e a campare con questo lavoro siamo in cinque famiglie. Devono farci riaprire con tutte le regole e chi non le rispetta lo facciamo chiudere. A cosa è servito tenerci chiusi per mesi se poi siamo nuovamente nel caos». C’è anche chi i battenti li ha chiusi già a febbraio dopo che è saltata le festa di San Valentino. È il caso del ristorante Barbarossa sulla Litoranea il cui titolare, Federico Signorini, ha deciso di riaprire dopo Pasqua. «Dopo lo scherzetto di San Valentino – spiega Signorini -, che avevamo il tutto esaurito e abbiamo perso tutto l’incasso perché i clienti non hanno accettato l’asporto dato che solo pochi erano di Pisa, abbiamo deciso di fare dei lavori. Abbiamo perso le festività natalizie, San Valentino, tutti i fine settimana con il sole e ora anche la Pasqua e l’ultimo sostengo l’abbiamo avuto a novembre. Noi abbiamo sette dipendenti e sono tutti in cassa integrazione. Quest’anno è più dura, speravamo nei vaccini e invece è come lo scorso anno». Anche il titolare del ristorante il “Giglio Marino” Nico Di Mauro, è pronto a chiudere se le prenotazioni non decollano. «Stiamo promuovendo il menù per l’asporto e il domicilio – spiega Di Mauro – ma non abbiamo prenotazioni e se ne dovessero arrivare una o due non ne varrebbe la pena. Siamo demotivati, pochi aiuti che non sono serviti neanche per coprire l’affitto». L’unica che per questa Pasqua farà sicuramente asporto e domicilio è Barbara Benvenuti, titolare del ristorante Foresta a Marina benché, anche lei sostenga, che la situazione ora comincia ad essere preoccupante per tutti. —

Donatella Lascar

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