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Quella della Luminara di San Ranieri è una tradizione che ha radici nei secoli. Stando ai manoscritti dell’epoca, la prima edizione certa della festa risale al 1688. Il 25 marzo di quell’anno Cosimo III dei Medici dispose la collocazione dell’urna di cristallo contenente il corpo del patrono di Pisa nella cappella del Duomo da poco terminata e che di conseguenza acquisì il nome di cappella di San Ranieri.
La traslazione della reliquia attraverso l’abitato fu celebrata dai cittadini illuminando strade e facciate: da lì avrebbe avuto origine l’usanza dell’Illuminazione, denominazione originaria poi modificata in Luminara verso la fine dell’Ottocento. Un evento che solo in epoca moderna si è legato indissolubilmente a San Ranieri, fissando la propria data di svolgimento nella notte del 16 giugno.
Dopo l’edizione del 1668, la Luminara venne ripetuta ogni tre anni, a meno di circostanze eccezionali che ne giustificassero l’allestimento anche al di fuori del calendario stabilito. Seguirono decenni di edizioni fastose, fino all’ultimo quarto dell’Ottocento, quando la cattiva congiuntura economica costrinse l’amministrazione a sospendere l’organizzazione dello spettacolo. La tradizione riprese dal 1886, pur tra molte difficoltà, con allestimenti in tono minore frutto del contributo anche finanziario di tutta la comunità.
Per avere la Luminara come la vediamo oggi si deve aspettare il 1937, anno in cui venne ripristinata insieme al Gioco del Ponte. Da allora l’evento ha visto altre interruzioni: la prima, la più lunga, dovuta alla Seconda guerra mondiale e che però si allungò ben oltre la fine del conflitto fino al 1952. La seconda dal 1966 al 1969, a causa dell’alluvione del novembre 1966 che causò il crollo di ampi tratti del lungarno e del ponte Solferino.
Nel 2020 ci ha pensato la pandemia a fare quello che nel secolo scorso era accaduto solo a causa di guerre e calamità naturali, e anche l’edizione del prossimo giugno è a forte rischio stando l’attuale curva dei contagi. Per questo l’assessore alle tradizioni storiche del Comune di Pisa, Filippo Bedini, ipotizza un’eventuale edizione speciale, magari proprio per celebrare il ritorno auspicato ad una vita normale senza virus: «La Luminara si deve svolgere il 16 giugno, non può essere spostata – ha dichiarato nelle settimane scorse al nostro giornale –. Quando si parla di edizioni straordinarie lo devono essere davvero per ragioni speciali. Magari in occasione della fine della pandemia, fine che purtroppo non vedo in questo anno. Essendo l’evento con il maggior numero di presenze è difficile programmarlo nelle attuali condizioni».
Le edizioni speciali hanno comunque contraddistinto l’evento nella sua lunga storia. Le cronache ricordano quella del 1819 celebrata in via straordinaria per l’arrivo dell’imperatore Francesco I. Nel 1853 furono illuminate anche le fabbriche del Duomo, campanili e battistero per l’intervento della Corte Toscana. Un’edizione straordinaria venne organizzata anche il 20 aprile 1860 in onore di Vittorio Emanuele II. Nel secolo scorso Pisa scelse proprio la Luminara per salutare nel settembre 1989 la visita di Papa Giovanni Paolo II. Ed ancora i lungarni illuminati da migliaia di fiammelle segnarono il passaggio nel Terzo Millennio con un’edizione che ancora si ricorda per la sua particolarità visto che si svolse il 31 dicembre 1999 accompagnando la città nel 2000. Pisa che, in quell’occasione, celebrò per ben due volte lo storico passaggio visto che già il 25 marzo con il suo Capodanno era entrata prima di tutti negli anni Duemila.
Nel nuovo secolo la Luminara ha conosciuto una rinascita. Gradualmente tutti i palazzi che si affacciano sui lungarni hanno visto rinnovare la propria “biancheria” (il telaio in legno sul quale vengono collocati i lampanini) eliminando quasi definitivamente i cosiddetti buchi neri, ovvero le facciate non illuminate che rovinano l’effetto unico dei lungarni illuminati. Negli ultimi dieci anni sono stati raggiunti numeri record toccando anche quota 120mila lumini distribuiti su 130 palazzi. Anche lo spettacolo pirotecnico che per decenni aveva avuto come unico palcoscenico la Cittadella si è adeguato alla crescita della manifestazione, aggiungendo una serie di piattaforme galleggianti sul fiume dalle quali vengono sparati i fuochi: quattro nel tratto compreso tra ponte della Fortezza e Ponte di Mezzo, quattro tra Ponte di Mezzo e ponte Solferino e altre quattro tra ponte Solferino e ponte della Cittadella. Fuochi per tanti anni accompagnati anche da musica e luci che poi nell’edizione 2019 sono state eliminate. —
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