Meteo
La Canottieri Arno lascia la piscina dopo venti anni «Costi insostenibili»
PISA. La Canottieri Arno lascia la gestione della piscina comunale dopo oltre venti anni. «L’emergenza sanitaria permette di svolgere solo attività agonistiche e queste non producono utili In tale situazione – dice il presidente dell’associazione, Davide Ghelardi – i costi di gestione dell’impianto di Barbaricina divengono insostenibili. La struttura è tecnologicamente obsoleta ed altamente “energivora”. Mantenere aperto l’impianto per i soli atleti agonisti significherebbe per la Canottieri Arno sostenere un costo di gestione di oltre 25mila euro mensili (quasi tutti per consumi energetici). Tenuto conto che le rette degli agonisti portano all’associazione circa 10mila euro al mese, è evidente che mantenere aperto l’impianto nell’attuale situazione comporta una perdita di oltre 15mila euro al mese (150mila euro di perdita da novembre ad agosto, data di scadenza naturale della concessione)».
Per mantenere aperta la struttura alle sole attività agonistiche «sarebbe quindi occorso – continua Ghelardi – un accollo da parte dell’amministrazione comunale dei consumi energetici oltre ad una proroga triennale della gestione (possibilità prevista dal “Decreto Rilancio”. Soltanto in questo modo sarebbe stato possibile tentare di recuperare le perdite subite con la forzata chiusura. Diamo atto del generoso sforzo del Comune, che ci ha offerto un contributo i 10.800 euro con la rinuncia al canone di gestione da noi dovuto per il corrente anno. Sfortunatamente, tale importo avrebbe coperto solo una modestissima parte delle perdite che avremmo accumulato sino al prossimo agosto».
«Paradossalmente – dice ancora Ghelardi – la situazione non cambierebbe neppure con una riapertura immediata di tutte le attività ed anzi le perdite potrebbero superare anche i 25mila euro mensili. Infatti, già nei mesi di settembre e ottobre 2020 in cui la piscina era regolarmente aperta, si è registrato un calo di oltre il 40 per cento delle iscrizioni, determinato sia dalle limitazioni di accesso imposte dalle norme sanitarie che dal comprensibile timore dell’utenza. Il risultato economico è stata una perdita di incassi di 60mila euro rispetto al medesimo periodo del 2019».
«Da qui – conclude Ghelardi – la sofferta decisione (ratificata all’unanimità dall’assemblea dei soci) di recedere dalla convenzione e di non partecipare al prossimo bando. Confidiamo comunque che questa decisione, che avrà inevitabili conseguenze sull’assetto organizzativo e sui dipendenti, venga compresa e condivisa dalla cittadinanza, alla quale chiediamo di continuare a sostenere la nostra storica associazione». —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google