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Pisa

la protesta 

«I pacchi più tutelati di noi che li dobbiamo recapitare»

Danilo Renzullo ; Altro servizio a pagina 11
«I pacchi più tutelati di noi che li dobbiamo recapitare»

Primo sciopero dei lavoratori, diretti e indiretti, al maxi magazzino di Amazon inceppata per 24 ore la catena che assicura la consegna delle merci a domicilio

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Danilo Renzullo

pisa. «Un pacco è più tutelato di un lavoratore. È assicurato, rimborsato o cambiato in caso di smarrimento o danneggiamento. Un lavoratore invece no: è costantemente controllato, deve pagare multe ed eventuali danni da incidenti. Deve correre, lottando ogni minuto contro il tempo per consegnare sempre più pacchi e sempre in orario».

La distorsione metallica di un megafono amplifica la lista dei diritti negati e di quelli rivendicati. Uno striscione invita a rompere la “catena” di algoritmi che rende schiavi di un'applicazione informatica i lavoratori. In gruppo, le decine di driver picchettano gli accessi al magazzino destinando alla storia foto e video di quello che è stato il primo sciopero dei lavoratori, diretti ed indiretti, di Amazon. Oltre il 70% dei circa 300 impiegati nella filiera pisana della multinazionale dell'e-commerce ieri ha aderito alla mobilitazione indetta da Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti per il riconoscimento di «basilari diritti» che la parte datoriale «continua a rifiutare in sede di trattativa».

Le braccia incrociate dei lavoratori, per 24 ore hanno inceppato la catena di montaggio che assicura la consegna di merci a domicilio. «Hanno avanzato proposte volte ad annullare ogni tipo di tutela portando i diritti dei lavoratori a quarant'anni fa», sottolinea Marco Sarlo della Uiltrasporti Toscana. Corretto inquadramento professionale, stabilizzazione dei precari, riduzione dei carichi e dei ritmi lavorativi, sono alcuni dei temi rivendicati dai sindacati per la stipula del contratto di secondo livello.

«La multinazionale ha organizzato tutta l'attività lavorativa attraverso una serie di appalti per rendere inefficace la contrattazione – accusa Fulvio Cacace, segretario della Filt-Cgil di Pisa –. Da questa mobilitazione parte però un messaggio forte: esistono diritti a cui nemmeno Amazon può sfuggire».

Quello di ieri, promettono lavoratori e sindacati, è il primo atto di una lunga mobilitazione che potrebbe replicarsi già lunedì prossimo nell'ambito dello sciopero nazionale del trasporto merci indetto da Cgil, Cisl e Uil. Solidarietà bipartisan è stata espressa ai lavoratori. Al presidio hanno partecipato anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, che chiede «maggiore attenzione alle istanze dei lavoratori, spesso meri esecutori degli ordini di un algoritmo informatico», e il presidente del consiglio regionale Antonio Mazzeo (Pd). «L'auspicio – sottolinea – è che la mobilitazione porti Amazon a un tavolo di confronto e che da lì si produca un passo in avanti per le condizioni di lavoro. Nello stesso tempo sono convinto che servano anche nuove misure legislative: in Toscana ci stiamo muovendo per redigere un testo normativo sulla sicurezza e la salute di questi nuovi lavori. Penso ai fattorini che lavorano per Amazon, ma anche ai rider. Lavori diversi, ma che in comune hanno la caratteristica di essere governati da un'entità non umana e di avvenire in un non-luogo specifico. Ponendo problemi non tradizionali, hanno bisogno di soluzioni non tradizionali».

«Amazon non riconosce i più elementari diritti spremendo i lavoratori con ritmi, carichi e turni insostenibili. Ricorre inoltre ad ogni possibile forma di precariato e usa tutte le peggiori forme di appalto e subappalto che la vergognosa legislazione consente», accusa invece Ciccio Auletta, capogruppo di “Diritti in comune” che chiede di «tassare i super profitti che Amazon e altre aziende stanno realizzando». —

Altro servizio a pagina 11

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