Meteo
Condannato a 12 anni ma (forse) è morto
pisa. Mancava nella casistica dei processi ai nomi, persone irreperibili che non sanno neanche di essere finite davanti a un giudice, la storia di un imputato che con ogni probabilità è morto, ma che per difficoltà all’apparenza insuperabili il suo trapasso non viene certificato con un documento.
Si chiama, o si chiamava, Ousmane Mbengue, 39 anni, senegalese. Un’esistenza borderline che lo aveva portato a trovarsi spesso in carcere per reati legati allo spaccio, ma anche furtarelli e rapine.
Ieri mattina il primo collegio (presidente Bufardeci, a latere Mirani e Fabbricatore) lo ha condannato a 12 anni per tentato omicidio (pm Fabio Pelosi).
Una sentenza in contumacia quella pronunciata a carico dell’immigrato difeso dall’avvocato Caterina Baroni. Un episodio avvenuto in zona stazione nel 2015 con il senegalese, armato di un oggetto di ferro acuminato, che colpisce un connazionale procurandogli ferite che il medico legale considererà a rischio vita. Di qui l’accusa di tentato omicidio.
Il processo inizia e Ousmane partecipa alle prime udienze. Poi sparisce. Non si fa sentire neanche con l’avvocato. Le ultime tracce sono gli atti del magistrato di sorveglianza attraverso i quali esce dal carcere per le sue gravi condizioni di salute. Il resto sono solo congetture e ipotesi. Non si sa che fine abbia fatto. Nel frattempo le udienze proseguono, vengono chiamati a testimoniare gli agenti della Polfer che lo avevano arrestato e alcuni testimoni.
Dopo un silenzio di qualche mese riappare anche la parte offesa, il ferito che nell’aggressione aveva rischiato la vita. Racconta quello che gli è successo, ma non si costituisce parte civile. Dove è finito Mbengue? Le voci di piazza lo danno in Senegal, nel suo Paese dove sarebbe morto nella fase terminale della malattia che si era manifestata a Pisa. Per interrompere il processo e chiuderlo con una sentenza di non luogo a procedere per morte dell’imputato non bastano i passaparola. Serve un certificato di morte che dal Senegal non arriva. E così il processo si trascina nella sua prassi tra istruttoria e richieste di pm e difesa fino alla sentenza di ieri mattina che condanna a 12 anni l’imputato-fantasma. —
P.B.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google