Il presidio
Ictus sotto i cinquant’anni esposto a gravi rischi chi rinuncia ai controlli
PISa. C’è il Covid, ma i controlli sulla salute non possono essere rinviati. Potrebbero passare inosservate, in questi tempi monopolizzati dal coronavirus, ma a Pisa e provincia ogni mese cento persone vengono colpite in media da ictus cerebrale, 360 in un anno ovvero una al giorno presentano una paralisi permanente e 180, oltre tre la settimana, perdono la vita.
Lo ricorda Giovanni Orlandi, responsabile clinico Rete Ictus della Regione, la struttura organizzativa specializzata nella cura e nell’assistenza a questi malati. Un’indagine coordinata dal Censis e da Alice Toscana ha mostrato che solo la metà della popolazione sa cosa sia l’ictus e soltanto una parte conosce i principali fattori di rischio e i sintomi con cui si manifesta. Sono inoltre ancora pochi quelli che sanno come l’ictus si possa invece curare efficacemente nelle prime ore dall’esordio dei sintomi e specialmente prevenire.
«Si può prevenire – precisa – con un corretto stile di vita: cattiva alimentazione e sedentarietà ne favoriscono l’insorgenza. Ideale è la dieta mediterranea con poco sale e prevalenza di pesce, no il fumo, no l’alcol e le altre sostanze di abuso. Sì all’attività fisica quotidiana specie nelle persone anziane. È poi fondamentale identificare e curare in modo adeguato i principali fattori di rischio, insidiosi come l’ipertensione arteriosa, la fibrillazione atriale, il diabete e l’ aumento del colesterolo nel sangue».
C’è infatti anche il cuore a metterci lo zampino, quando va in fibrillazione atriale e solo il sette per cento degli intervistati nella ricerca del Censis sa che questo disturbo del ritmo cardiaco provoca pericolosi emboli che vanno a danneggiare il cervello.
«Si può comunque curare – sottolinea Orlandi – imparando a riconoscerne subito i sintomi principali (perdita di forza in una metà del corpo, deviazione della bocca, difficoltà a parlare) che hanno la caratteristica di presentarsi sempre all’improvviso. Bisogna chiamare subito il 118. Solo così si può essere trasportati rapidamente nella struttura ospedaliera in grado di offrire nelle prime ore il trattamento di elezione: la trombolisi endovenosa (sciogliere il coagulo di sangue con potenti farmaci) e/o la trombectomia meccanica (rimozione endovascolare dell’ostruzione) ed essere ricoverati in aree di degenza con specifiche competenze neurologiche ed infermieristiche (Stroke Unit e Stroke Area)».
L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana (Aoup) e l’ospedale di Pontedera sono i due nodi della rete nella provincia accreditati. I volumi di attività nell’ultimo triennio sono stati in costante crescita, con l’eccezione del periodo pandemico. Nonostante ciò, in riferimento a Pisa e provincia, i casi trattati sono in media 200 ogni anno. Anche gli esiti, a tre mesi dall’ictus, sono stati molto favorevoli in quanto sono ritornati autosufficienti fra il 60 ed il 70% dei casi.
In Toscana - ogni anno si verificano circa 400 ictus prima dei 50 anni di età, ma la frequenza è in crescita perché a partire dall’adolescenza si sta osservando un aumento di giovani che fumano, consumano superalcolici ed usano droghe in particolare anfetamine e cocaina, oltre alla maggiore esposizione ai traumi. Le donne rischiano di più: la vita media è più elevata; poi i cambiamenti ormonali durante la gravidanza, la menopausa e l’assunzione di estroprogestinici specie in associazione al fumo e all’emicrania aumentano molto il rischio di ictus anche nella donna giovane.
Alice (Associazione Lotta all’Ictus Cerebrale) Italia onlus è un’associazione laica, aderente al settore del volontariato, costituita da associazioni regionali a cui afferisce anche la Toscana. Per il mese di aprile sono in programma varie iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica: www.aliceitalia.org.
Gian Ugo Berti
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