Il Tirreno

Pisa

proclamato lo stato di agitazione 

Douglas Profumerie chiude i negozi di Pisa e Navacchio

D.R.
Douglas Profumerie chiude i negozi di Pisa e Navacchio

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pisa. Due punti vendita destinati alla chiusura, altri quattro a rischio serrata. Con almeno sei lavoratrici chiamate a valutare un ricollocamento in un'altra provincia o a rinunciare ad un lavoro che, in alcuni casi, resiste da vent'anni.

Il maxi piano di ristrutturazione stilato da Douglas Profumerie rischia però di mettere in bilico le posizioni di una trentina di addette impiegate nei sei punti vendita della provincia di Pisa. La multinazionale, una delle principali dei settori cosmetici e beauty care, ha annunciato la chiusura entro il prossimo gennaio di 128 negozi in Italia (su 507) e di 500 su 2.400 in Europa. In Toscana sono 11 i punti vendita rientrati nel piano. Tra questi anche quello di Pisa (via Matteucci) e Navacchio, che impiegano sei lavoratrici. La società ha indicato nel calo di fatturato la motivazione che ha spinto a varare un percorso che, in provincia di Pisa, rischia di impattare anche su altri quattro punti vendita: Pisa (corso Italia), Cascina, San Miniato e Pontedera.

«È ovvio il calo di fatturato dei negozi in un anno di chiusure e aperture a singhiozzo, anche se è stato importante l'aumento del fatturato dall'e-commerce – sottolinea la Filcams-Cgil –. Per un’azienda che guarda solo al profitto la scelta è facile: si chiudono i negozi, dove ci sono costi di gestione e di personale, e si sviluppano le vendite online. Siamo di fronte ad una multinazionale che due anni fa ha acquisito le profumerie Gardenia e Limoni, garantendosi fette di mercato importanti, e dopo poco sceglie in maniera irresponsabile di chiudere. Decide di lasciare a casa le lavoratrici, scegliendo di prediligere la redditività dimenticando la professionalità di tutte le dipendenti che ha permesso in questi anni uno sviluppo del suo fatturato».

Secondo il sindacato Douglas aveva da tempo deciso di abbattere i costi. «Risulta – sottolinea la Filcams – che lo scorso novembre la società ha presentato la richiesta di disdetta del contratto di affitto del negozio di via Matteucci avviando una concorrenza interna tra il web, dove vengono praticati forti sconti, e i negozi, spesso nemmeno riforniti».

In attesa della convocazione del tavolo chiesto al Mise, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione. —

D.R.

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