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Addio a storico vigile del fuoco protagonista dell’alluvione del 1966
PISA. Se ne va uno dei testimoni dell’alluvione del 1966. Uno che ha contribuito con coraggio e professionalità a salvare vite e tamponare i danni di un disastro ambientale destinato a restare nella storia. Si chiamava Elio Mainardi, aveva 86 anni e viveva a Pisa. È deceduto all’ospedale di Volterra dove era ricoverato a causa di un’ischemia.
In occasione del cinquantesimo anniversario dell’alluvione, Mainardi e altri colleghi raccontarono quei giorni da tregenda.
Quei giorni furono i loro giorni. Senza di loro la città non si sarebbe rialzata. Non ce l'avrebbe fatta Pisa senza Elio Mainardi. Per lui l'alluvione fu soprattutto un insieme di suoni, un flusso di voci, una piena di messaggi e richieste di aiuto. Ricordò a Il Tirreno: «Ero il capo reparto della centrale operativa. Uscii spesso a dare una mano ai colleghi, ma molto tempo lo passai alla radio. Coordinavo le squadre. L'energia elettrica in molte zone era saltata, e lo sfrigolio degli altoparlanti segnò i momenti cruciali del disastro. Uno su tutti, il crollo del Ponte di Solferino. Credo fossero le 7.30. Non so come ma a chiamare fu un civile, un cittadino. "È crollato, è crollato". C'erano state vittime, sul lungarno Pacinotti la violenza dell'acqua aveva strappato via il marciapiede, moltissimi negozi e case fino a Porta a Lucca erano state invase dall'acqua, ma quello fu come un rintocco terribile».
Ancora Mainardi: «Ricordo che in alcuni casi perfino i nostri si trovarono in difficoltà. Un brigadiere mi chiamò in radio piangendo, credeva di non avere più scampo. "Sto per annegare". Riuscii a mandare una squadra a salvarlo». L’ultimo saluto domani alle 15 nella chiesa di Santo Stefano a Porta a Lucca. —
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