Il Tirreno

Pisa

caso ampliamento del cimitero di ghezzano 

Terreni, occupazione legittima archiviazione per il sindaco

Pietro Barghigiani SAN GIULIANO.
Terreni, occupazione legittima archiviazione per il sindaco

Oltre a Di Maio il provvedimento del giudice riguarda altri sei indagati L’area contestata dal proprietario era già compresa in un vecchio esproprio

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Nessun reato nell’occupazione dei terreni da parte del Comune accanto al cimitero di Ghezzano. Tradotto: archiviazione per tutti e sette gli indagati (un ex sindaco, quello in carica e cinque tecnici). Un procedimento iniziato nel 1983, con diramazioni varie tra ricorsi al Tar e cause civili, vede la sua conclusione sul fronte penale con un decreto di archiviazione firmato dal gip Pietro Murano nei confronti, tra gli altri, anche del sindaco Sergio Di Maio denunciati dall’imprenditore Carlo Centurione Scotto. Una storia iniziata quando l’attuale primo cittadino aveva 12 anni e frequentava le scuole medie a Palermo. I tempi della giustizia e chi ne sollecita i pronunciamenti producono anche vicende come quella nata 38 anni fa e definita con l’accoglimento del giudice della richiesta avanzata dalla Procura. Il sindaco era difeso dall’avvocato Carlo Porcaro D’Ambrosio.

L’accusa era di invasione di terreni. Tutto per 450 mq di proprietà di un privato che aveva aperto un contenzioso per il primo esproprio di 4.050 mq contestato nei modi e nell’indennizzo ritenuto basso. Nel 2013 la denuncia per l’occupazione illegittima, secondo il proprietario, dei 450 mq che, a suo dire, non sarebbero rientrati nell’appezzamento sanato con una delibera del consiglio comunale di fine 2012. In pratica il Comune si sarebbe allargato troppo nell’ampliamento del cimitero sconfinando in una proprietà privata. Il giudice ha stabilito che la notizia di reato è infondata. Per il giudice l’occupazione dei terreni avrebbe dovuto avere una finalità di procurare profitto all’occupante. «Nella specie, certamente non può essere individuata tale volontà specifica in alcuno dei numerosi soggetti che intervennero nel tempo nella procedura espropriativa – si legge nell’archiviazione – con la conseguente impossibilità, pertanto, di attribuire alla specifica intenzione di un soggetto determinato il fine di far conseguire all’ente pubblico un illegittimo vantaggio attraverso l’acquisizione di una particella non ricompresa nella procedura espropriativa. Insomma l’eventuale accertata occupazione illegittima non potrebbe essere attribuita aspecifiche responsabilità. Per di più l’ente pubblico contesta in radice l’illegittima occupazione e, a sostegno di quella posizione, ha fornito relazione tecnico peritale che conclude nel senso della corrispondenza catastale con la rappresentazione della situazione di fatto risultante anche dai rilievi aerofotogrammetrici». Le carte parlano e confermano la legittimità dell’occupazione. E il giudice archivia. —



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