Il presidio
Accusa di peculato per un ufficiale di Camp Darby
pisa. Un uso ritenuto disinvolto dell’auto di servizio si è tradotto in una richiesta di rinvio a giudizio per un ufficiale dell’esercito italiano di stanza a Camp Darby con l’accusa di peculato.
Gli episodi si riferiscono a un periodo non recente, ma di cui nell’ambiente si venne a conoscenza.
Le indagini delegate dalla Procura ai carabinieri si sono concluse con un’informativa in cui all’ufficiale viene contestato di aver utilizzato l’auto in dotazione per viaggi e servizi considerati estranei alle missioni per le quali il mezzo sarebbe stato autorizzato a uscire dalla base americana.
Un presidio militare nel quale la presenza italiana è significativa, non solo per gli amministrativi e i civili, ma anche per le forze dell’esercito italiano.
Nutrita anche la rappresentanza dei carabinieri con la Compagnia Setaf (Southern European Task Force).
Non sarebbero cifre di rilievo quelle contestate all’ufficiale imputato per aver utilizzato l’auto al di fuori dei doveri istituzionali. Un uso privato che all’interno della base era diventato prima chiacchiericcio, poi segnalazione alle forze dell’ordine e, infine, inchiesta della magistratura.
Il fascicolo in Procura nel tempo si è arricchito con le informative su spostamenti, orari e missioni dell’ufficiale a cui viene chiesto conto di diversi scostamenti tra quello che era possibile e lecito nell’uso dell’auto e ciò che risulterebbe dai riscontri degli investigatori.
Dopo avergli notificato l’avviso di chiusura delle indagini, la Procura vuole ora mandarlo a processo.
A breve l’udienza davanti al gup durante la quale l’imputato potrà chiedere di essere giudicato con un rito alternativo o avanzare una richiesta di un proscioglimento per i fatti contestati. —
P.B.
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