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Donne e Covid: è allarme «Perdono il lavoro e si ammalano di più»
La fotografia di quanto accaduto nell’ultimo anno in un’indagine condotta dal sindacato che dedica all’emergenza questo 8 marzo
il lavoro
Da un lato la carenza dell’occupazione. Dall’altro la fragilità del lavoro, in molti casi precario, part time, poco professionalizzato. Stretta tra queste due condizioni c’è la donna, particolarmente colpita dagli effetti della pandemia da Covid-19. A dimostrarlo sono i dati: su Pisa la Camera di commercio fa sapere che quest’anno, in un calo generalizzato, la diminuzione del tasso occupazionale femminile è del 37%. Una percentuale più alta rispetto a quella maschile, che si attesta al 30%. Ma c’è di più. In Toscana oltre il 73% degli infortuni da Covid sono al femminile, con Pisa come capofila assieme a Firenze.
È il quadro, preoccupante, dipinto ieri mattina dal coordinamento donne della Cgil e Spi di Pisa in vista del prossimo 8 marzo, quando verrà presentato il libro fotografico “Tutto può succedere” di Tiziana Fustini, dedicato al racconto della violenza di genere. «Non è un caso», sottolinea Maria Borsò della Cgil Pisa, «che ad ammalarsi di più siano state le donne se pensiamo che due terzi dei settori di cura della persona sono femminili: dalle professioni sanitarie ai servizi educativi. Anche il fronte del lavoro è allarmante: i tassi di occupazione femminile sono ancora piuttosto bassi (bassissimi per le giovani donne), mentre nel mese di dicembre 2020 c’è stata una perdita a livello nazionale di ulteriori 101mila lavoratori. Di questi 99mila erano donne. Un dato impressionante che dimostra come la ripresa deve rimettere al centro la donna. Bisogna cambiare rotta, a partire dal potenziamento di servizi come gli asili nido, visto che spesso la maggior parte del lavoro di cura familiare pesa sulle madri». In tal senso si dovrebbe parlare di «condivisione», sottolinea Daniela Fabbrini, responsabile del coordinamento donne Cgil Pisa: «Il cosiddetto smart working ha riportato indietro le donne tra le mura domestiche, senza separazione tra il lavoro retribuito e quello domestico. La richiesta è di investire risorse mirate sull’occupazione femminile e giovanile, in termini di quantità e di qualità. Al contempo bisognerebbe portare una visione di genere in tutti i campi, senza distinzione». E accanto allo smart working, con il suo carico di stress, isolamento e incapacità di limitare gli orari di lavoro per timore di una valutazione negativa, c’è il problema, ricordato da Giuseppina Sandroni (coordinamento donne Spi Cgil Pisa), delle pensioni. Pensioni che per le donne sono spesso basse proprio a causa dell’intermittenza occupazionale dovuta alla cura dei figli.
Ad aumentare è stata invece la violenza di genere, che nel corso della pandemia ha visto una significativa recrudescenza. Proprio a questo tema guarda il libro fotografico di Tiziana Fustini, sostenuto dalla Cgil di Pisa e protagonista dell’appuntamento dell’8 marzo (ore 15-17) nella Sala Baroni della Camera del Lavoro di Pisa e da remoto sulla piattaforma Jitsi Meet (riunione: coordinamentodonnecgilpisa). «La veste grafica è stata curata dall’amico Piero Puntoni e il ricavato dall’acquisto del libro, su contributo volontario, andrà al Codice Rosso della questura», spiega l’autrice. «Ho raccontato, con una serie di autoscatti, l’ipotetica storia di una donna vittima di violenza in famiglia. Il sogno di una felice vita matrimoniale si infrange. Penso si entri in una condizione di fragilità da cui è difficile uscire da soli, bisogna chiedere aiuto». —
Sara Venchiarutti
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