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La Cassazione: s’indaghi su quel suicidio
No dei giudici al ricorso del pm che aveva impugnato la decisione del gip di fare altre indagini. Docente universitario indagato
pisa. La Cassazione “ordina” alla Procura di indagare sul caso del suicidio di un’agente immobiliare sul quale i familiari chiedono chiarezza dopo essersi opposti alla richiesta di archiviazione nei confronti dell’amante, accusato di omissione di soccorso.
La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della Procura contro l’ordinanza del gip con cui è stato disposto un supplemento di indagine, in particolare sui telefoni dell’indagato, un docente universitario di 69 anni.
Per gli uffici di via Beccaria il provvedimento del giudice era generico e abnorme. Opposto l’avviso della Cassazione che ha ritenuto corretto l’atto del giudice che ha accolto le istanze delle parti offese rappresentate dall’avvocato Muriel Petrucci.
«Non è abnorme l’ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari, in esito all'udienza camerale fissata a seguito di opposizione della persona offesa alla richiesta di archiviazione, indichi al pm temi di indagine nuovi e specifici» si legge nella sentenza.
Ci sono aspetti da chiarire in un decesso che è stato accertato come volontario nella sua origine, ma che presenta degli elementi oscuri che il giudice ha ritenuto meritevoli di approfondimento. Il più evidente è quello di una lesione sulla fronte incompatibile con la morte per intossicazione da monossido di carbonio. La donna venne trovata sdraiata sul sedile dell’Ape calesse che aveva in garage. Può aver battuto la testa al momento di perdere i sensi? O quel bozzo è frutto di una colpitura da parte di qualcuno che poi se ne è andato? I segni sulle braccia sono l’altro punto interrogativo. Lievi ecchimosi come se gli arti fossero stati stretti in una pressione da strattonamento. Non solo. Sotto le unghie della professionista è stato repertato materiale organico. Un controllo sulle celle telefoniche in zona per capire se l’indagato si è spostato portando con sé il cellulare, da sequestrare secondo il giudice per estrarre il traffico di sms e chiamate. «Sono sempre rimasto in casa con mia moglie» è la versione dell’amante. C’è poi un altro passaggio che riguarderà direttamente il docente difeso dal professor Enrico Marzaduri. Sarà disposta la comparazione del Dna tra il materiale genetico trovato sotto le unghie della professionista con quello del professore 69enne che ha sempre negato di aver incontrato l’amante il giorno della tragedia. «Non ero con lei nel garage» ha ripetuto sia al magistrato che nell’udienza in cui è stata discussa l’opposizione all’archiviazione. —
Pietro Barghigiani
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