Lo spettro della fine per il Circolo Acli di Riglione dopo quasi 70 anni
Pisa. L’Istituto per il sostentamento del clero chiede la liberazione di area e immobile. I soci: «Logiche estranee al nostro spirito»
Pisa. Il circolo Acli di Riglione potrebbe sparire. Una storia che sfiora i 70 anni cancellata se il confronto tra i gestori della realtà paesana e la proprietà di area e immobile non dovesse andare a buon fine. L’interlocutore è l’Istituto per il sostentamento del clero, il braccio finanziario della diocesi. L’oggetto della trattativa è il futuro della sera occupata con un contratto di comodato.
L’appello dell’organismo dirigente è di non far svanire un’esperienza centrale nella vita della frazione. In prima linea il presidente Milco Baronti con i consiglieri Enrico Magni, Federico Torelli e Marco Papeschi.
«Da qualche anno si era poi cercato e creato un rapporto di collaborazione con le autorità ecclesiastiche per cercare di conciliare le esigenze reciproche e arrivare a un accordo per la permanenza stabile nei locali e dei terreni su cui il circolo storicamente insisteva in virtù di un comodato d’uso concesso dalla parrocchia con lo storico parroco don Baldocchi – spiegano dal circolo –. Tutto lasciava presupporre un lieto fine della vicenda quando improvvisamente si arriva ad oggi dove tutto questo è esposto al rischio di sparire: sotto la pressione di logiche che nulla hanno a che fare con lo spirito aclistico in piena pandemia e con le attività ricreative e sportive ferme in pratica da un anno, ci troviamo adesso a decidere delle sorti del nostro circolo vedendoci intimata la liberazione delle aree occupate, con conseguente morte di quello che esiste da 70 anni».
I soci spiegano di aver proposto un rinnovo del comodato. Un’apertura non recepita.
«L’imposizione da parte della parrocchia a cambiare sigla di affiliazione (dallo storico Acli a un altro ente) come condizione per proseguire nell'attività, che era giunta per iscritto di recente, faceva presagire delle dinamiche di altro genere – aggiungono i vertici del circolo –. Intanto siamo in mediazione ormai quasi conclusa, a dover decidere delle nostre sorti con gli avvocati: lo stato attuale delle cose vede la situazione appesa a un filo, col rischio di chiudere senza un posto idoneo per continuare la nostra attività e senza il buon senso e il perseguimento comune dello spirito sociale la situazione può essere risollevata solo con l’aiuto e il sostegno della cittadinanza intera e con, sembra proprio il caso di dirlo, un intervento dall’alto». —
P.B.
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