Il presidio
“Pisa non si piega”: «Colpito nel mucchio senza alcun criterio»
pisa. Una reazione spontanea contro una società che stava provocando un danno al Pisa calcio.
L’invasione dello scalo ferroviario nell’agosto 2016 per protestare contro la famiglia Petroni, allora proprietaria del club, è diventata una citazione diretta a giudizio per interruzione di pubblico servizio nei confronti di 14 tifosi.
Il comitato “Pisa non si piega” in una nota rivendica lo spirito positivo di quella protesta che, a suo dire, è andata oltre lo sport e ha rappresentato al meglio l’orgoglio di una città.
«Se adesso ci siamo ancora, se la “banda” non ha potuto operare indisturbata ed è stata costretta ad andarsene, se è arrivata la società attuale, se si è interessata al Pisa Sporting Club la cordata nuova, è merito “anche” della lotta cittadina portata avanti in quell’estate sotto le insegne di “Pisa non si piega” – si legge nella nota –. Si dice sempre che non c’è più memoria ma sia in città che sui media in tanti hanno ricordato, in questi giorni, la mobilitazione popolare che portò per le strade, all’aeroporto, in stazione, migliaia di persone, che non accettavano di vedere la propria realtà sportiva, e la propria città, in mano a personaggi che poi si sono rivelati per quel che sono anche lontano da qui, nelle successive avventure concluse sempre come si sarebbero chiuse a Pisa: debiti e fallimenti. In definitiva, macerie».
Il comitato sottolinea la tempistica dei provvedimenti «che hanno colpito alcuni dei partecipanti alla manifestazione in stazione. Sono arrivati a febbraio del 2021. E come sempre hanno colpito nella moltitudine, denunce sparse tra le 2000 persone accorse quel giorno. Senza nessun senso, o criterio. Una spruzzata di repressione a caso, per un evento che non solo è stato rivendicato e seguito, al tempo, da una città intera, ma che, come dicevamo, è stato richiamato e celebrato, nelle idee e nei risultati, non solo da tifoseria e città, ma anche dalla stampa, come un punto di partenza per la rinascita nerazzurra. E per questa lotta, dopo anni, qualcuno dovrebbe trovarsi a pagare, a livello giudiziario ed economico. Noi non ci stiamo. Crediamo che tutta Pisa sia “colpevole”, se si vogliono trovare colpevoli per questo “irrimediabile dolo” di cinque anni fa, e che tutta la città, non solo la tifoseria, debba stringersi intorno alle persone colpite, supportandole, aiutandole. Siamo tutti da denunciare, quelli che c’erano fisicamente, come quelli che al tempo e adesso rivendicano l’azione come un grande segnale di attaccamento e passione, e non come un semplice reato». –
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