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Lo studio pisano

Covid-19, lo studio del Sant'Anna: quasi un terzo dei toscani non vuole vaccinarsi

Covid-19, lo studio del Sant'Anna: quasi un terzo dei toscani non vuole vaccinarsi

I risultati dello studio pisano per l'Agenas: pronto a vaccinarsi il 70,2% di chi vive in Toscana. Nel resto d'Italia la percentuale scende al 65,2%. Per tanti la profilassi è solo un grande business

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PISA. Il 70.2% dei toscani è pronto a fare il vaccino per il Covid-19 il prima possibile. Una percentuale superiore a quella del resto d'Italia, che si ferma al 65.2%, ma che non cambia il quadro che emerge dallo studio commissionato alla Scuola superiore Sant'Anna dall'Agenas, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali: un italiano su tre non intende o a dubbi sulla vaccinazione. Un dato in linea con la fiducia sul fatto che il vaccino sia la soluzione più rapida per tornare alla normalità (lo pensa il 70,7% degli intervistati in Toscana e il 69,4% in Italia) e che fa pensare quanto la campagna di profilassi possa incontrare delle difficoltà e resistenze che renderebbero più difficile raggiungere la così detta immunità di gregge. Del resto in Italia c'è un 17% che non intende vaccinarsi e un ulteriore 17% di indecisi.

LO STUDIO DELLA SANT'ANNA

L'indagine resa nota oggi da Agenas è stata realizzata dal laboratorio Management e sanità (MeS) dell’istituto di Management della Scuola superiore Sant’Anna. Per fotografare le attitudini della popolazione italiana verso il vaccino sono stati coinvolti 12.322 residenti di tutte le regioni. I responsabili scientifici sono Domenico Mantoan, Sabina Nuti e Paola Cantarelli. Il gruppo di ricerca comprende Milena Vainieri, Nicola Bellé, Alice Borghini, Giuseppe D’Orio e Irene Martelli. «Questi dati possono essere molto utili per promuovere azioni a livello locale, regionale e nazionale per convincere la popolazione a vaccinarsi – spiega Sabina Nuti, rettrice della Sant’Anna -. Abbiamo ancora il 17% di persone che non intendono vaccinarsi e un ulteriore 17% di indecisi. Comunicazione efficace, logistica adeguata, efficienza e professionalità nel processo di erogazione sono le parole chiave per il successo della campagna vaccinale».

OVER 65 A FAVORE, DUBBI TRA CHI HA 35-45 ANNI

Dalle risposte date al questionario, è venuto fuori che la fascia d'età con il miglior atteggiamento verso il vaccino è tra gli over65enni: sono convinti che sia il mezzo per tornare più in fretta alla normalità (76,3%) e hanno intenzione di farsi vaccinare il prima possibile 75,4%). Le percentuali di disaccordo maggiori (22,2%) si trovano invece nella popolazione tra i 35 e i 44 anni. La ricerca ha fatto emergere anche il ruolo importante di una corretta informazione nell'adesione alla campagna vaccinale. Il 75,7% della popolazione italiana infatti ha dichiarato che sarebbe incentivato a vaccinarsi se ritenesse di essere correttamente informato sui rischi della vaccinazione contro il Covid-19, mentre il 7,1% non pensa che un livello di informazione maggiore sui rischi legati alla vaccinazione cambierebbe la sua propensione verso quest'ultima.

I PERCHÈ DEI TIMORI SUI VACCINI

La ricerca ha analizzato anche le convinzioni degli italiani su alcune delle critiche e dubbi che più spesso si sentono circa i vaccini. È così emerso che per il 25,7% il vaccino contro il Covid-19 è un grande business per le case farmaceutiche e non c'è da fidarsi, contro il 42,3% che non è d'accordo, mentre per il 34,6% è stato sviluppato troppo velocemente per essere certi che sia sicuro ed efficace (contro il 35% che non è d'accordo). Il 54,1% pensa invece che i vaccini siano tra i prodotti farmaceutici più sicuri, e che sia giusto far vaccinare contro il Covid i propri genitori o familiari anziani (74,2%) appena possibile, o i propri figli (61%).

L'IPOTESI DI PORRE DELLE LIMITAZIONI DIVIDE GLI ITALIANI

Per il 50% degli italiani è giusto introdurre delle limitazioni per coloro che, pur potendo vaccinarsi contro il Covid-19, decideranno di non farlo, mentre il 24,6% non è d'accordo e il 25% è indeciso. La buona notizia è che, in generale, la maggiore parte degli intervistati (62,8%) pensa che i rischi legati alla malattia da Covid-19 siano maggiori dei possibili effetti collaterali del vaccino, contro il 15,3% che non è d'accordo.

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