La Corale compie 40 anni, è la voce ufficiale dei momenti di festa dell’intera comunità
L’ultimo concerto in pubblico è stato a Natale del 2019, poi più nessuna esibizione per colpa del Covid. Ma il gruppo resiste alla pandemia
il compleanno
valentina landucci
Il nome fu scelto pensando al patrono di Molina di Quosa, San Vittorino, che viene celebrato come santo del paese dal 1707. Perché le tradizioni, da queste parti, sono importanti. Ogni tanto si fa ancora la messa in latino e la processione del Venerdì Santo è un evento tra i più importanti dell’anno. Perché appunto le tradizioni in questo borgo dalla lunghissima storia sono il “cemento” della comunità.
E “cemento”, nel senso di occasione per stringere legami che diventano quasi famiglia, è da 40 anni la Schola Catorum “San Vittorino”. Domani, 19 febbraio, sarà la festa di compleanno di un sodalizio che si mantiene nonostante le profonde trasformazioni che hanno caratterizzato anche questo piccolo centro del comune di San Giuliano Terme. Ancora di più se si pensa agli ultimi 12 mesi nel corso dei quali i protagonisti di questa bella e consolidata realtà neppure si sono potuti incontrare per le prove a causa del Covid. Ma forse per questo, in occasione di un compleanno speciale che cade in un periodo difficile, c’è ancora più voglia di festeggiare anche senza abbracciarsi, anche solo raccontandosi un po’ sulle pagine del giornale locale.
E allora, prima di tutto, tanti auguri a chi da quattro decenni accompagna con la propria voce gli sposi all’altare e a chi celebra, cantando, il Natale, la Pasqua e ogni celebrazione ufficiale in chiesa.
Tutto è cominciato il 19 febbraio del 1981. Il parroco dell’epoca, don Guido Papini, chiamò a raccolta alcuni fedeli e in particolare alcuni cantori che avevano già partecipato a sodalizi di questo tipo in paese tra gli anni ‘50 e ‘60. Tra loro c’era anche Luigi Corti, oggi insegnante in pensione ma da sempre animatore della vita sociale e culturale del paese, sacrestano e memoria storica della corale.
«Non cantiamo insieme dal Natale del 2019», racconta Corti che oggi ha 68 anni ma e che per la prima volta cantò nella corale del paese da ragazzino, quando ne aveva 14. Quell’esperienza non durò però a lungo. Solo nel 1981 si decise di ricostituire un gruppo di cantori, allora come oggi praticamente tutti del posto in molti casi legati tra loro da rapporti di parentela perché il canto, come molte altre passioni, si trasmette spesso dai genitori ai figli.
Nel 1981, per citare Dante, si può dire che “galeotto fu” l’ascolto di una registrazione della messa del maestro Lorenzo Perosi, “Te Deum Laudamus”. «Era il cavallo di battaglia dei gruppi di cantori che c’erano sempre stati in paese ed era tanto che non si cantava – spiega Corti – al parroco piaceva e ci chiamò per vedere se riuscivamo a far rinascere la corale». Funzionò. E funziona ancora oggi: «Siamo come una famiglia – continua Corti – ma un litigio, sempre uniti». Lo scopo, 40 anni fa e adesso, è offrire il buon canto come servizio della comunità. Fino a qualche anno fa ogni lunedì il gruppo di cantori si ritrovava per le prove. «Poi negli ultimi anni le prove si sono diradate ma continuiamo a cantare per ogni celebrazione ufficiale». Presenti e puntuali alle principali festività liturgiche della parrocchia i cantori vantano un vasto repertorio di messe e mottetti. Che di certo torneranno a intonare, con l’incoraggiamento di don Joy Xavier da dieci anni parroco a Molina, una volta superata l’emergenza sanitaria, quando sarà possibile recuperare anche un’altra tradizione della corale: le cene di gruppo almeno, due all’anno, per Santa Cecilia e in estate. —
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
