Italia
Il sindacato dei medici: «Il sistema sanitario si cambia da dentro»
Carlo Venturini
pisa. «Il sistema sanitario va cambiato standoci dentro». È la posizione del sindacato dei medici Anaao di Pisa sulla tanto sofferta quanto polemica decisione di andare in pensione maturata dal direttore della Rianimazione dell’ospedale di Cisanello Paolo Malacarne; una decisione la sua, presa per incomunicabilità e divergenze organizzative coi vertici aziendali della Aoup.
Gerardo Anastasio dell’Anaao, collega, conoscente prossimo ed estimatore di Malacarne, commenta la vicenda con un discorso di principio che è questo: «Mi dispiace apprendere della decisione del collega, ma è anche colpa nostra, di noi medici nati negli anni ‘60, se gli apparati organizzativi e gestionali non ci seguono e non valorizzano le nostre esperienze maturate in decenni. Forse siamo stati troppo impegnati a lavorare in reparto, a stare sul pezzo, per accorgerci che stavamo perdendo tanto e troppo terreno in altri importanti campi, a favore di chi non ha passato una sola ora in una corsia e in qualche caso non vi ha mai messo piede».
«Quel terreno – prosegue Anastasio – è stato occupato da altre professionalità che fanno il loro mestiere anche con professionalità, ma è un mestiere che è diverso dal nostro. Da qui le difficoltà comunicative e la nostra frustrazione per il desiderio di voler cambiare in meglio le cose (per noi ma soprattutto per i pazienti che si affidano alle nostre cure) e non essere ascoltati per quanto meriteremmo e come sarebbe doveroso».
Anastasio dunque comprende il forte rammarico di Malacarne, ma scendendo sul punto, sulla vicenda personale del collega divenuta pubblica su Il Tirreno aggiunge: «C’è molto da recuperare sul fronte organizzativo sanitario, c’è molto da lottare, e per questi cambiamenti oltre alla costanza e al senso di abnegazione c’è bisogno secondo me di rimanere nel sistema. Le cose si cambiano stando dentro anche quando nessuno sembra ascoltarti».
Quindi, secondo il sindacalista Malacarne non ha tutti i torti ma nemmeno tutte le ragioni. «Per legge dello Stato – riprende Anastasio – chi va in pensione è fuori. Stop. Io potrei andare in pensione a settembre per anzianità contributiva ma non ci penso, perché sono convinto (e da chirurgo non voglio togliere il bisturi di mano ai colleghi più giovani, anche perché per l’età che avanza, prima o poi passerò “dalla parte sbagliata del bisturi”) di poter dare un contributo nei modi e nei termini auspicati dal collega Malacarne. Condivido quindi lo spirito della legge citata, perché per decenni in Aoup si sono visti troppi incarichi, troppi co.co.co affidati ad ex ospedalieri pensionati e professori universitari in pensione continuare a girare nelle corsie e occupare studi con annesse segretarie senza averne titolo. Noi come sindacato abbiamo sempre combattuto questo andazzo, al pari delle criticità denunciate da Malacarne, ma questo fronte deve essere aperto stando dentro al sistema, anche ingoiando purtroppo molti rospi» .
Rinunciare all’esperienza, alla professionalità e all’umanità di Malacarne è una perdita importante: «Lo è. E questo non succederebbe nei Paesi anglosassoni, dove la maturità e l’esperienza viene sfruttata proprio nell’organizzazione gestionale. Purtroppo non basta godere della piena stima dei colleghi, dei familiari e dei pazienti, l’onestà intellettuale e la chiarezza di idee per avere la forza, lo scatto per cambiare in tempi brevi lo stato delle cose, il sistema: il mondo non è bianco o nero, ma è una continua scala di grigi».
I compromessi però a quanto pare non sono nelle corde di Malacarne, ma non è venuta meno - nonostante tutto - la sua voglia di modificare lo stato dell’arte in sanità e nella vita civile, e non avrebbe deciso, con sorpresa di tutti, di lasciare anzitempo quel reparto nevralgico in tempi di pandemia. —
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