Il Tirreno

Pisa

le militanti di “zona rosa” 

«Un atto di prepotenza contro chi aiutava le donne indifese»

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pisa. «Un atto di prepotenza istituzionale nei confronti di un luogo che negli anni ha aiutato centinaia di donne a uscire dalla violenza coniugale, nonché presidio per chi ha visto impedirsi di abortire e accedere ai farmaci anticoncezionali».

È la protesta della Limonaia Zona Rosa, il gruppo di attiviste che in questi anni ha garantito nell’occupazione dell’immobile una risposta a una fascia di popolazione spesso esclusa dai servizi primari.

«Un lavoro che durante la pandemia non si è mai fermato, tappando gli enormi buchi di un sistema sanitario e di assistenza sociale al collasso – spiegano –. Inoltre, dall’inizio della pandemia, la Limonaia è stato uno dei centri di distribuzione di pacchi alimentari per centinaia di singoli e numerose famiglie abbandonate a cavarsela da sole in una crisi occupazionale e dei redditi senza precedenti. Il 30 gennaio avrebbe dovuto esserci un altro momento di consegna: l’unica speranza per molte persone di arrivare a fine mese con qualcosa da mettere in tavola. Ci chiediamo se la magistratura, le forze dell’ordine e la politica, con la stessa sfrontatezza, hanno in mente di dare risposte alle famiglie e alle donne che alla Limonaia hanno trovato solidarietà. La risposta è semplice: l’unico effetto di questa azione, però, sarà lasciare uno spazio vuoto senza giovamento alcuno».

In vista della festa dell’8 marzo sono annunciate iniziative che ricorderanno la sparizione dell’esperienza della Limonaia.

Solidarietà viene espressa da Potere al Popolo e dal Cub Pisa che in una nota scrive: «In piena pandemia si sgombera, per la seconda volta, la Limonaia con ampio impiego di forze dell'ordine che ormai accompagnano i pomeriggi nel centro storico con identificazioni e perquisizioni di giovani nella ricerca di sostanze. Non si respira un bel clima nella città di Pisa, in tempi pandemici sono chiusi gran parte degli spazi di aggregazione, le stesse biblioteche e sale studio stanno aprendo in questi giorni e con orari ridotti, l’offerta culturale e sociale è a dir poco carente se pensiamo che da parte degli enti pubblici non sono stati finanziate e ideate le attività in streaming che pur permetterebbero a molti artisti di lavorare e di essere retribuiti».

Per Legambiente gli episodi della Limonaia e del Teatro Rossi Aperto «sono azioni violente, per lo meno dal punto di vista simbolico e politico. Si tratta dello sgombero di due luoghi, importanti culturalmente per motivi diversi, con storie molto diverse, ma accomunati dal fatto che entrambi fino a prima di essere occupati dalla società civile e studentesca attiva, versavano in stato di abbandono. È inutile ribadire il fatto che in questa città esistono moltissimi spazi pubblici, che non riescono a trovare una fruizione sostenibile e come associazione ambientalista sappiamo bene che quando uno spazio rimane chiuso per un lungo periodo si degrada strutturalmente ed attira degrado, anche sociale». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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