Il Tirreno

Pisa

ancora una direzione sfortunata 

Se i grandi arbitri continuano a sbagliare sarebbe meglio averli sempre normali

Massimo Berutto
Se i grandi arbitri continuano a sbagliare sarebbe meglio averli sempre normali

Dopo Giacomelli a Reggio Calabria, anche Irrati (e i suoi assistenti) a Chiavari hanno danneggiato i nerazzurri

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PISA. I grandi arbitri non portano fortuna al Pisa. Massimiliano Irrati è finito nell’occhio del ciclone come qualche mese fa Piero Giacomelli di Trieste, che non concesse un penalty agli uomini di D’Angelo nella sfida pur vinta a Reggio Calabria.

Due direttori di gara scesi dalla A alla B per dirigere i nerazzurri dopo brutte prestazioni offerte in massima serie, evidentemente non ancora tornati al pieno della forma.

Era proprio il caso di rilanciarli in serie cadetta? Senza dimenticare l’assistente Alessandro Giallatini di Roma 2, fresco di finale di Champions League, ma protagonista dell’assurdo annullamento per offside di un gol di Gaetano Masucci in Pisa – Cremonese.

Quando sbagliano i più bravi fa ancora più rabbia. Ad Irrati di Pistoia (in realtà nato a Firenze, anche se originario di Lamporecchio), internazionale dal 2017, è contestato l’invalidamento del gol di Benedetti e il fallo da rigore fischiato allo stesso difensore nerazzurro, ammonito e per di più squalificato, in quanto diffidato. Episodi che senz’altro hanno deviato il corso della gara di Chiavari, fino a quel momento pienamente nelle mani dei nerazzurri (che comunque hanno avuto tempo per rimediare). Ad essere onesti ha suscitato qualche dubbio anche un fallo di mano di Marin, sanzionato fuori area, ma commesso almeno nei pressi della linea di confine (che per regolamento fa parte dell’interno). Decisioni ovviamente condivise con i collaboratori Filippo Bercigli (erroneamente attribuito alla sezione di Valdarno, perché recentemente passato a quella di Firenze) e Francesca Di Monte di Chieti. Quarto uomo era Lorenzo Illuzzi di Molfetta, che curiosamente era stato l’arbitro del precedente Entella – Pisa in campionato, con Bercigli ancora come primo assistente.

Irrati non scendeva in campo dal giorno dell’Epifania, quando fu scelto per il big-match Milan-Juventus, dove non ravvisò un sospetto fallo sul gol del rossonero Calabria, non mostrò il secondo, meritato, giallo allo juventino Bentancur per una scivolata in ritardo su Castillejo e non concesse un rigore al Milan per un contrasto fra Rabiot e Brahim (senza ricevere l’aiuto del Var).

Giacomelli di Trieste è sceso in B dopo 8 anni e mezzo di assenza per condurre in porto Reggina – Pisa, avendo scontato una sospensione di 2 turni, conseguente agli errori commessi in Milan – Roma, nell’assegnazione di un penalty per parte, scontentando tutti. E invece in favore del Pisa non ravvisò un netto fallo di mano su conclusione di Vido.

La designazione di prestigiosi arbitri in seconda serie è possibile dalla scorsa estate, dopo la riunificazione delle Can Aia di A e B. Non è assolutamente uno scandalo, perché anche nei tempi d’oro del Pisa i fischietti oscillavano fra le prime due categorie. Adesso però i più blasonati direttori di gara tornano in serie cadetta dopo molte stagioni trascorse esclusivamente in A.

Irrati era alla seconda partita in B, dove non si recava da 7 anni e mezzo. Arbitrare in cadetteria non è quindi (almeno per ora) la normalità e tanto meno, ovviamente, una promozione, perciò non è detto che il compito sia affrontato con il giusto stato d’animo.

Un altro aspetto da non sottovalutare è quello tecnologico: in A si fischia con l’aiuto del Var, in B ancora no. Una disparità che rischia di minare la credibilità di una Can unificata, prefigurando condizioni molto diverse di gestione di una partita. Irrati e Giacomelli sono stati rilanciati in B con l’evidente scopo di rodarli per un prossimo rientro in A.

Tutti possono sbagliare e tutti meritano una seconda chance, soprattutto chi ha una grande carriera alle spalle.

Ma siamo sicuri che un impegno in serie B, dove il calcio è meno tecnico e più falloso, senza l’ausilio ormai abituale del Var, rappresenti una tappa soft di riavvicinamento alle grandi partite? Forse per Cristiano Ronaldo, ma non per chi è chiamato a giudicare.

E perché trattare la B come una palestra di preparazione a più importanti impegni e non come un campionato, dove anche una sfida-salvezza come quella di Chiavari può essere paragonabile per le due contendenti ad un piccolo match-scudetto? I conto, insomma, non sembrano tornare. —

Massimo Berutto

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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