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Pisa

Degnandoli appena di uno sguardo non si può non sorridere dei fiorentini

Sergio costanzo ; Sergio Costanzo è studioso scrittore e coautore della rubrica “Leg(g)ende pisane” su Il Tirreno
Degnandoli appena di uno sguardo non si può non sorridere dei fiorentini

Pensano di costruire un centro commerciale sotterraneo al “Franchi”: d’altronde non hanno alcuna parentela con il sole e la brezza marina. Da immaginarsi i commenti dei cugini livornesi appollaiati sugli scogli di Calafuria

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Sergio costanzo

Negli ultimi anni non ho mai palesato la mia passione e attenzione per il Pisa. Il Pisa è una fede e la fede è intima. Come intime sono la gioia per la vittoria e la malinconia generata dalla sconfitta. Malinconia, non disperazione, perché sempre di pallone si parla e poi perché noi pisani siamo tutti un po' ombrosi, aggrappati ai ricordi e alle passate glorie. Ma la fede c'è e una volta c'era anche lo stadio.

Il mio più lontano ricordo di una partita all'Arena si chiama “sete”, quando verso i 6 anni il mio povero babbo mi comprò una “cartata di lupini” e due pacchetti di seme per tenermi buono in gradinata, mentre lui urlava come un matto. Erano i tempi di Annibale e Mascalaito, il primo anno di serie A. Da lì, nutrito dai cori e dai tamburi, dai fumogeni e dallo sventolio delle bandiere, dai lupini e dalle trasferte sui treni speciali è sempre stata sete, sete di vittorie.

Ma le alterne vicende del Pisa le conosciamo bene, dall'apoteosi del 1982 al buio profondo dei fallimenti. Anno dopo anno abbiamo sempre sperato nella sorpresa, nella svolta, nell'alienazione dell'ansia, perché un'ora dopo aver vinto un campionato, eravamo già a discutere del come salvarsi l'anno dopo. Abbiamo un atavico bisogno di certezze e a Pisa non è mancato il grande calcio, è mancata la serenità e forse la maturità, per restare nel grande calcio.

Ora, pare, siamo arrivati ad una svolta. La città non è stata proprio colta di sorpresa, ma quasi. Le voci di una cessione della quota di maggioranza del Pisa a un finanziere straniero, hanno cominciato a circolare al momento giusto. La trattativa, durata alcuni mesi, si è svolta a porte chiuse e tutti gli attori hanno saputo tenere il riserbo. Ottimo stile, bravi, e grazie. Si, grazie perché se nella coda d'estate, quando ancora eravamo liberi di indossare le infradito invece che le mascherine, si fosse sparsa la voce di un possibile acquirente, avremmo tutti sollevato un polverone di chiacchiericci e mezze verità. Avremmo fatto a gara per essere i primi a scoprire nuovi elementi, voci, sussurri, avremmo forse compromesso un'operazione importante e tutto sarebbe svanito. Saremmo rimasti a bocca asciutta, senza ristoro e tranquillità e al danno si sarebbe aggiunta la beffa.

Si, perché mi immagino i cugini livornesi appollaiati a Calafuria, a commentare il tutto come fosse una barzelletta dissacrante: “Eh Jury, la sai quella nuova su' pisani? C'erano un russo un inglese e un americano, che volevano compra' il Pisa, ma poi ...”.

E pensate cosa avrebbero detto i fiorentini dall'alto della loro spocchia. Che discorsi avrebbe formulato nell'idioma d'entroterra, quell'accidioso popolo orfano di sole e di salmastro? E invece, stavolta tocca a loro rosicare. Mai gioire delle pene altrui, ci mancherebbe ma, trattandosi di calcio e degnandoli appena di uno sguardo, non posso fare a meno di sorridere.

A Livorno hanno pene societarie alle prese con lo spezzatino delle quote e il fuggi fuggi dei giocatori. A Firenze litigano su tutto e in particolar modo per lo stadio. Sistemare il Franchi o farlo nuovo a Bagno a Ripoli, ridente paese più vicino a Rignano che a Palazzo Vecchio? In questi giorni eminenti architetti hanno regalato al sindaco Nardella il progetto del nuovo Franchi. Prevede di innalzare il manto erboso e di costruirci sotto un centro commerciale. Pensate un po', sotto terra ma, come detto, non hanno parentela con il sole e la marina brezza. Affari loro, facciamoli bollire nelle brodaglie e pensiamo a noi, che siamo chiamati ad un salto di qualità, come appassionati e cittadini.

Il signor Knaster avrà avuto le sue buone ragioni, ma è indubbio che ha puntato su una società solida e virtuosa e di questo dobbiamo ringraziare Corrado e soci uscenti. Per una volta, non è arrivato il ricco di turno a comprare debiti e versare fidejussioni, ma un investitore col fiuto degli affari, anche se tra avere molti soldi e l'intendersi di calcio, ne passa assai. Noi, signor Knaster siamo fiduciosi, gradiremmo un po' di sana tranquillità e la trasformazione dell'ansia in certezza che dalle nostre parti si chiama serie A.

Sogno giovani talenti nostrani, qualche mirabolante fuoriclasse e perché no, un immaginifico e virtuoso straniero che secondo me, mi sbilancio, potrebbe arrivare dall'Ajax o dal Tottenham.

Rientro nel mio silenzio adorando il Pisa, ma mi sento come quando a maggio si torna a rimirare l'orizzonte sdraiati sulla rena di Marina. Rigenerato dal tepore, osservo i riflessi e sogno a occhi aperti. Vedo i riti della domenica, i drappi nerazzurri, l'Arena accogliente come un salotto. E vedo famiglie intere, bimbetti assetati con le mani salate e le seme in bocca. Vedo balzi di gioia e abbracci fra tifosi.

Signor Knaster, cercheremo di trasfondere nelle sue vene la nostra millenaria storia e il nostro orgoglio e lei che è russo, inglese e americano scoprirà il privilegio di essere pisano. Ci regali di nuovo questo sogno. Noi canteremo “Forza Pisa” e non sentiremo mai la sete. È una promessa. —

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Sergio Costanzo è studioso

scrittore e coautore della rubrica

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