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Tasse universitarie, il rettore di Pisa: «Metà degli iscritti non paga niente o ha già forti riduzioni»

Il rettore Paolo Mancarella
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Il rettore Paolo Mancarella

L'INTERVENTO. Paolo Mancarella risponde alle critiche degli studenti dopo l'aumento delle tasse universitarie e spiega le scelte messe in campo anche per far fronte alla crisi provocata dall’emergenza Covid

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Anno nuovo, vecchie polemiche. È con un certo sconcerto che in questi giorni ho seguito la discussione sugli aumenti delle tasse introdotti dall’Università di Pisa per l’anno accademico 2020-2021. Una polemica, ad essere sinceri, che si basa sulla divulgazione, da parte di alcune rappresentanze studentesche, di dati parziali che a mio avviso non danno al lettore gli elementi necessari per una corretta informazione.

Per questo mi sento in obbligo di intervenire, così da fare un po’ di chiarezza.

L’Ateneo ha deciso di effettuare una manovra complessiva sulle tasse allo scopo primario di agevolare le fasce più deboli. Facciamo parlare i dati.

Dei nostri 42.141 iscritti per l’anno accademico 2019/20, il 26,6% (11.209 studenti) ha un valore di Isee (l’indicatore di riferimento di tutte le normative nazionali in tema di contribuzione studentesca) inferiore a 23.000 euro e, pertanto, è totalmente esonerato dal pagamento delle tasse universitarie. Un altro 25,2% (10.062 studenti) rientra nella fascia 23-40.000 euro, ossia in quella che quest'anno ha visto una riduzione delle tasse fino al 25%. Sintetizzando, si può dire che oltre la metà dei nostri iscritti o non paga alcuna tassa o può contare su significative riduzioni, alle quali vanno poi aggiunte quelle relative agli studenti fuori sede, agli studenti meritevoli e quelle relative alla presenza di altri componenti del nucleo familiare iscritti all’università di Pisa. Tutte riduzioni che aumentano ulteriormente la quota di iscritti totalmente o parzialmente esonerati dal pagamento delle tasse universitarie.

Proseguiamo. Tutti gli studenti che presentano un Isee tra i 40 e i 90.000 euro, invece, pagano esattamente le stesse tasse dello scorso anno. Gli aumenti, che tante polemiche hanno sollevato riguardano le studentesse e gli studenti con un Isee da 90 a 100.000 euro e oltre: 10 euro in più di contribuzione ogni 1000 euro in più di Isee! Qui si può arrivare ad un massimo di 2.400 euro (e non 3.000 come ho letto), ossia ad un aumento, per le fasce più elevate, di non più di 100 euro rispetto allo scorso anno accademico, importo che colloca l’Università di Pisa tra gli atenei a più basso livello di contribuzione studentesca in Italia. Solo per citare un esempio, recentemente indicato dagli organi di stampa come riferimento degli studenti che hanno avviato questa polemica, all’Università di Roma Sapienza, per gli stessi redditi si raggiungono quote di 2.900 euro.

Per quanto riguarda, invece, la questione delle maggiorazioni per i fuori corso, nel dibattito di questi giorni è stato omesso un particolare fondamentale. Ossia che a partire dalla legge di bilancio 2016 queste sono obbligatorie per tutte le università.

A Pisa abbiamo deciso di applicare ulteriori maggiorazioni rispetto a quella minima prevista per legge solo a coloro che sono fuori corso da 5 (+15%), 6 (+20%) o oltre 6 anni (+25%), ma solo per redditi superiori a 40.000 euro. In altre parole, gli studenti economicamente più deboli, anche se fuori corso da più di 6 anni, sono tenuti a pagare la maggiorazione minima prevista dalla legge. Lo stesso per tutti coloro che sono fuori corso da meno di 5 anni, indipendentemente dal reddito.

Questo significa che dei nostri 11.059 studenti fuori corso, oltre la metà (55,6%) paga solo 200 euro, ossia il minimo di legge, perché al di sotto dei 40.000 euro di Isee. Un altro 26,7% paga, invece, solo 200 euro perché fuori corso da meno di 5 anni. Solamente il restante 17,7% (1.965 studenti) ha dunque subito gli aumenti del 15, 20 e 25%. Per capire meglio, ci sono Atenei italiani dove già dopo un solo anno fuori corso la maggiorazione è del 50% oppure è un contributo fisso, dunque indipendente dal reddito, tra i 500 e i 700 euro. A Pisa la maggiorazione massima, 600, si raggiunge solo dopo 6 anni fuori corso e con reddito superiore ai 100.000 euro! Aggiungo, poi, che per l’anno accademico 2020-2021 è stato abolito il contributo minimo di 70 euro un tempo dovuto dagli studenti cosiddetti inattivi (quelli con meno di 10 CFU nell’anno accademico per le matricole e di 25 CFU per gli altri iscritti).

Complessivamente, dunque, i pochi aumenti previsti per questo anno accademico riguardano una percentuale veramente esigua dei nostri studenti e sono stati resi necessari dalle misure prese per aiutare le famiglie in difficoltà

Ci tengo poi a precisare che, per quanto riguarda il rapporto tra contribuzione studentesca e risorse ministeriali ricevute dal Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), il mancato conteggio delle quote dei fuoricorso (tasse + maggiorazione) nel totale della contribuzione è espressamente previsto dal referto della Corte dei Conti sul sistema universitario del novembre 2017. Ad ogni modo, anche se dal conteggio escludessimo solo l’importo delle maggiorazioni, come vorrebbero alcuni, la percentuale della contribuzione studentesca rimarrebbe sempre sotto il 20% di quanto ricevuto dal FFO.

Veniamo, infine, all’ultimo punto: l’anticipazione delle scadenze delle tasse a cui si lega il pagamento delle rate annuali già scadute per tutti gli studenti che si laureano dopo il 31 dicembre. Comprendo i malumori degli studenti, ma si tratta di una decisione presa per la necessità di adeguare le scadenze del pagamento delle tasse al dm 234 del giugno 2020, allineandoci a quella che è la situazione generale degli altri atenei, nella maggior parte dei quali, peraltro, il numero di rate è più ridotto e le scadenze sono più anticipate rispetto a Pisa.

Concludo sottolineando come questa presunta “rivoluzione nelle tasse” – anticipazione delle rate compresa -, sia stata ampiamente e preventivamente condivisa con le rappresentanze studentesche che ci hanno dato il loro parere positivo, salvo poi astenersi in occasione del voto finale di luglio in consiglio di amministrazione. —

Paolo Mancarella (rettore dell’Università di Pisa)

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