Meteo
Caro 2021 ti scrivo, vorrei... Ecco i sogni dei pisani per Pisa
Un giovane, un medico, un commerciante, un artista, un cittadino svelano le proprie speranze per la loro città nei prossimi mesi
tanti auguri
Cosa chiedono i pisani a questo 2021? Abbiamo provato a chiederlo ad alcuni di loro. Ecco qua una speciale “lettera” all’anno nuovo. Piena di speranza e di auspici per Pisa. «Auguro ai miei concittadini - scrive Michele Emdin cardiologo della Fondazione Toscana Monasterio, e docente della S.Anna - di alzare lo sguardo a primavera e rivedere il cielo di Pisa, unico tra i cieli, camminare tra i marmi della piazza più bella tra una folla di nuovo dagli angoli del mondo, mescolarsi nelle strade tra gli studenti che da secoli ne partecipano l’anima, abbracciare nel ricordo chi ci ha lasciato e amare chi -medici, infermieri- ne ha avuto cura, ripartire con il lavoro che dona libertà e dignità e smentire Neri Tanfucio per una volta, da Pisa di nuovo “anda' per er mondo a strapazzassi». Virginia Sanzo, 16 anni, è una studentessa del Dini ed augura alla comunità pisana e studentesca di «risentire al più presto il suono della campanella. Per noi adolescenti questo contagio, è anche un contagio emotivo. Con rispetto per le migliaia di vittime che si contano, l'isolamento ha spazzato via la nostra gioia di stare insieme, condividere emozioni e costruire legami, quanto di più essenziale in un momento così cruciale della nostra esistenza; perciò, mi auguro che il vaccino decreti il prima possibile la fine dell'epidemia, permettendoci di rientrare a scuola. Vorrei riabbracciare le mie amiche e i miei amici senza paura e riprendere la vita da adolescente che è stata interrotta». Gerardo Pepino è la voce che ha raccontato il lockdown pisano e italiano al Sud America. Giornalista a notte fonda ma anche panettiere in piazza Sant'Omobono, dice: «Auguro a tutti di sentirsi indispensabili nel proteggere ed aiutare le categorie deboli come gli anziani». Pepino durante il primo lockdown ha consegnato il pane a centinaia di anziani chiusi in casa, senza familiari e senza tutti quei ritrovati tecnologici che possono un minimo, alleviare la solitudine. «Ho riscoperto il significato di una parola di conforto, di un sorriso, di un gesto, quello della consegna del pane a casa, che pensavo si fosse perso. Per questo l'augurio più sentito che possa fare è quello di capire che ognuno è indispensabile se si mette al servizio delle categorie più deboli». «L'augurio che facciamo a Pisa è che diventi una "polis" inclusiva, partecipativa e giusta - dice Francesco Pozzi del coordinamento dei comitati cittadini - Se c'è una cosa che ha sottolineato la pandemia è che c'è bisogno di una vera svolta verso la qualità della vita». «Auguro a Pisa di riuscire a leccarsi le sue ferite al più presto ma non faccio previsioni. Mi sembra che non ci azzecchi nessuno - dice Paolo Giommarelli regista teatrale e attore - Credo che siamo animali e come tali ci adattiamo. Il primo lockdown è stato atroce. Ora ci stiamo adattando nella vita quotidiana così come nel lavoro. Ma noi attori abbiamo bisogno di un agorà e forse potremmo averla a settembre del 2021. E se l'attore è abituato al precariato, in questo periodo siamo dei precari al quadrato». — C.V.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google